Discutere di paleoastronautica su Internet (parte seconda)

Come ho detto in un precedente post, ormai sono anni che discuto di paleoastronautica su Internet. Lo so, ci sarebbero passatempi migliori, ma mi piace scambiare idee con chi la pensa in modo diverso da me, anche se, ahimè, finora non ho trovato argomenti che mi convincano a tornare di nuovo a sostenere la cosiddetta “storia alternativa”, che ora chiamo, senza mezzi termini, “pseudostoria”.

Discutere di paleoastronautica in Italia in questo momento storico, cioè negli anni ’10 del XXI secolo, significa finire inevitabilmente per discutere delle fantasie, spacciate per teorie, dell’autore Mauro Biglino, di cui ho analizzato (anche in un video) sia la metodologia, sia il modo di (non) rapportarsi con i suoi critici, evitando il confronto e lasciando che siano altri a fare il lavoro per lui.

Questa seconda parte è quindi dedicata alle obiezioni che continuamente ricevo in merito all’opera dell’autore torinese, obiezioni che si possono ritrovare anche sotto il mio video di confutazione.

Sommario

  1. “Biglino non afferma di avere la verità”
  2. “Si limita a leggere ciò che c’è scritto”
  3. “Gli studiosi gli dànno ragione”
  4. “Gli ebrei gli dànno ragione”
  5. “Si è confrontato con studiosi”
  6. “Sei un teologo” o “sei un rabbino”
  7. “Bisogna aprire la mente”
  8. “Non dice che sono alieni”
  9. “Sempre meglio di quello che dice la Chiesa”
  10. “Pensi di avere la verità”
  11. “Quello che dice è scomodo”
  12. “Non sei convincente”
  13. “Il Vaticano non può aver assunto un incapace”
  14. “Perché tutto questo accanimento contro di lui?”
  15. “Perché non vai a una conferenza e ti confronti con lui?”
  16. “Tu mica hai tradotto la Bibbia per la San Paolo!”
  17. “Sei in cerca di visibilità”
  18. “Non è vero che hai studiato”
  19. “Non siamo soli nell’universo”
  20. “Non hai dimostrato niente”
  21. “Ma ‘olam non significa ‘eternità’, elohim non vuol dire ‘dio'”, ecc.
  22. “Dici le stesse cose che dice Biglino”
  23. “Non hai letto, non hai visto, non hai capito quello che dice Biglino”
  24. “Il ‘fare finta che’ è solo un’ipotesi”
  25. “Sei solo invidioso”
  26. “Questa è la tua versione. Nessuno ha la verità assoluta”

1. “Biglino non afferma di avere la verità”

Verità
Dal suo sito ufficiale. Un attimo prima si afferma che si sta portando alla luce la realtà dei fatti che emergerebbe dalla vera (sottolineato già nell’originale) traduzione e poi, ancora prima di mettere punto, si sostiene anche che non si pone come portatore di verità assolute.

A me pare invece che lo affermi eccome, perché, oltre a leggere ciò che riporto nell’immagine qui sopra, leggo anche a pagina 17 del suo libro di esordio nella paleoastronautica, sobriamente intitolato “Il libro che cambierà per sempre le vostre idee sulla Bibbia” (corsivo mio):

Questo primo capitolo vuol essere una sintesi di queste teorie – o forse sarebbe meglio dire di verità – che quando saranno definitivamente confermate determineranno la fine di una grande illusione

Forse mi sbaglierò, ma a me questa pare un’affermazione abbastanza categorica: parla di verità che saranno definitivamente confermate. Anche perché dice “quando”, non “se”, “saranno definitivamente confermate”.

Oppure, leggo dal suo sito ufficiale:

Dico sempre che con la Bibbia l’unico atteggiamento corretto è “fare finta che”

Facciamo Finta Che
L’unico atteggiamente corretto sarebbe il suo. Quello storico-critico, usato nelle università e che è basato su prove e che quindi è molto più obiettivo del suo, stranamente non è menzionato.

Ho già dimostrato che il suo atteggiamento di fare finta che ciò che è scritto sia vero non è affatto l’unico, né tantomeno il più corretto. Anzi, non è proprio corretto in primo luogo! Esiste infatti il metodo storico-critico che è basato prima di tutto sulle prove concrete e che poi da esse trae le conclusioni. Ho già dimostrato che il procedimento da lui usato, che è quello tipico della paleoastronautica e della pseudostoria in genere, è molto più simile a quello teologico che a quello scientifico. Anzi, dato che la Chiesa stessa riconosce e adotta il metodo storico-critico, di fatto la paleoastronautica, nel momento in cui si attacca in modo acritico al testo, si comporta come i più fondamentalisti tra i religiosi.

Affermazioni che dicono praticamente che l’unico atteggiamento corretto sarebbe il suo, di fatto scoraggiano il lettore dal cercare altrove.

Inoltre ci sarebbe la questione con Bressanini, che ho già raccontato e che mostra a mio avviso tutt’altro rispetto all’umiltà e all’onestà intellettuale.

Inoltre ripete spesso che la storia andrebbe riscritta. Ma se le sue sono solo ipotesi, perché dice che vuole riscrivere la storia, che invece si scrive con le prove?

Fatto sta che la prima frase da me citata, quella sulle verità che attendono solo di essere confermate, mostra chiaramente il modus operandi che è tipico della paleoastronautica e della pseudostoria in generale: non si tratta di raccogliere tutte le prove a disposizione e poi farsi un’idea, come fanno gli storici accademici, ma di farsi un’idea a priori e cercare solo le “conferme”, cioè elementi decontestualizzati che, se si ignora tutto il resto, dànno l’illusione che stiano confermando l’idea che ci si era già fatti in partenza. Si tratta di un fenomeno cognitivo ben noto in psicologia, che però, se non se ne è consapevoli, rischia di portare fuori strada e far prendere cantonate che in questo caso possiamo definire galattiche.

Uno storico serio davvero interessato a una ricostruzione più vicina possibile alla verità deve tenere invece conto di tutte le prove, non solo di quelle che gli fanno comodo, ma anche e soprattutto di quelle contrarie alla propria ipotesi di partenza. Nelle varie discussioni su Internet ho spesso notato come i paleoastronautici più invasati ignorino del tutto le obiezioni scomode che vengono loro mosse e ripetano cose a cui si è già risposto in precedenza, facendomi venire il sospetto che quella di ignorare i dati scomodi sia proprio una questione di forma mentis. Per vedere fulgidi esempi di questo, rinvio ai commenti sotto al mio video di confutazione o anche al mio precedente post.

Riscrivere
Non so, ma secondo me uno che fa solo finta non ha la pretesa di riscrivere la storia.

Nel frattempo, dopo aver scritto questo post, in una recentissima conferenza, sono state pronunciate queste parole testuali:

Facciamo finta che sia possibile […] e vengono fuori un sacco di cose che non solo sono vere, ma sono […] logiche e sensate.

Quindi è chiaro che il sottotesto sia quello che ci sarebbe una verità di fondo, cioè che saremmo stati creati dagli alieni, e che questa verità ci sarebbe stata nascosta da dei fantomatici teologi e lui invece, bontà sua, ce la starebbe rivelando. Negare che vi sia questo sottotesto vuol dire o non averlo seguito con attenzione, o essere in malafede oppure essere così infatuati del personaggio che si è creato da non voler vedere le cose scomode.

Tra l’altro, chiama il suo procedere «assolutamente scientifico».

Ancora, basta osservare il linguaggio corporeo e la sua gestualità o notare quante volte dice «questo è chiarissimo» o «assoluto»/«assolutamente», oppure «è inequivocabile»: è davvero il modo di parlare e di fare di uno che sta solo esponendo delle ipotesi? A me personalmente pare più il comportamento di un venditore che voglia convincere a tutti i costi la gente della bontà del proprio prodotto.

Affermazioni bibliche
Sarebbero quindi fondate le affermazioni, tra cui quella che la Bibbia parli di ingegneria genetica. Ma il tutto si fonda su traduzioni ipotetiche e forzate.

Infine, quando lascia intendere (neanche troppo velatamente) che chi è d’accordo con lui ha la mente aperta, mentre chi dissente è chiuso, colluso, invidioso, ecc.: a me non pare proprio che lasci molta libertà di scegliere e di decidere da che parte sarebbe la verità.

Insomma, ci sono molti esempi che mostrano che, in fin dei conti, fa solo finta di fare finta.

2. “Si limita a leggere ciò che c’è scritto”

Falso, perché ad esempio parla di più Gan Eden, di Adami ed Eve, quando invece nella Bibbia ognuno di questi termini è sempre al singolare. Inoltre, per fare un altro esempio, sostiene che il serpente della Genesi sarebbe in realtà uno scienziato alieno. Ancora, sostiene che il grano sarebbe stato creato artificialmente dagli alieni per sostentare la nostra specie. Ovviamente non c’è scritto assolutamente nulla di tutto ciò nella Bibbia, quindi dire che si limita a leggere ciò che c’è scritto vuol dire, senza mezzi termini, raccontare una bugia bella e buona.

Inoltre, sempre nel mio video, ho spiegato abbondantemente che il suo “lasciare non tradotti” è un trucco per lasciare una lacuna nel testo e spingere il lettore a colmarla con quello con cui ha più familiarità (cioè con UFO, alieni e tecnologia varia, di cui sentiamo parlare sin da bambini), che è poi quello che più fa comodo all’interpretazione bigliniana. È un gioco di prestigio bello e buono, mascherato da lettura letterale. Il lettore è portato esattamente dove vuole Biglino, avendo tuttavia l’illusione di essere arrivato da solo a certe conclusioni, che sembrano così le più ovvie e che poi si difenderanno come se fossero le proprie.

Inoltre, il metodo farlocco del fare finta che la Bibbia dica il vero è smontato dettagliatamente al punto 24.

3. “Gli studiosi gli dànno ragione”

Non è affatto vero. Come peraltro fanno anche i suoi co-autori, gli studiosi che cita, se si va a controllare, spesso dicono l’esatto opposto di quello che lui attribuisce loro, esattamente come ha fatto con Bressanini. Ai casi già elencati nel video che ho appena riportato, aggiungo quello di Luigi Moraldi, che Biglino cita come “l’esperto degli esperti”, cioè quello che gli esperti citano. Intanto quest’ultima affermazione fa un po’ sorridere per la sua pretenziosa solennità, dato che gli esperti si citano continuamente a vicenda. Non esiste il principio di autorità nella scienza, ma semplicemente è assolutamente normale che diversi studiosi citino il lavoro di uno specialista in quel determinato argomento, così come costui citerà i loro lavori nel momento in cui dovrà occuparsi degli argomenti di cui essi sono gli specialisti. Il solo fatto di immaginare il mondo accademico come una sorta di gerarchia piramidale e parlare di “esperto degli esperti” potrebbe far pensare o che non si abbia la minima idea di come funzioni il mondo accademico o che si stia cercando di abbellire il discorso per essere più persuasivi e vendere meglio il proprio prodotto.

Per fare un altro esempio, nell’immagine più in alto presa dal suo sito ufficiale, cita Kamal Salbi, un professore dell’università di Beirut. Sembra quindi che costui gli dia ragione, no? E invece no, anzi costui presenta delle teorie bislacche secondo cui la Bibbia sarebbe stata originariamente composta in arabo, il che va palesemente contro tutto l’impianto teorico bigliniano, ma ovviamente questo non ha importanza e lo si cita solo decontestualizzando la sua affermazione.

Quindi, no, gli accademici non dànno ragione a Biglino. È lui che fa credere di sì, semplicemente citandoli (male e a sproposito) su questioni marginali, omettendo di dire che in realtà costoro non sono per niente d’accordo con la parte centrale delle sue tesi. Se però uno va a verificare, questi autori dicono spesso tutt’altro rispetto a quello che secondo lui direbbero.

Se si tratti di un normale errore umano o se sia fatto in malafede, non so dirlo con assoluta certezza, ma il fatto che la cosa sembri avvenire in maniera sistematica, certo non depone a suo favore. In entrambi i casi, comunque si consideri la cosa, le sue affermazioni diventano poco attendibili.

Se poi per “accademici” si intendono i vari specialisti che gravitano intorno a lui, cioè ingegneri che vedono UFO nella visione di Ezechiele o medici che vedono spermatozoi nei geroglifici egizi, la questione è più semplice, per cui rimando al punto 5.

Ma poi, si è mai sentito un accademico dire esplicitamente che Biglino ha ragione? Oltre a quello, si sono viste argomentazioni in merito? Non mi risulta.

Se poi mi si dice che lo scienziato Pietro Buffa gli dà ragione, rispondo che basta aprire il libro “I geni manipolati di Adamo” e si vede che alla fine non prova niente. Le sue argomentazioni sono che secondo lui ci sarebbe un salto evoluzionistico e la risposta a questo salto potrebbe stare nella Bibbia, anzi nell’interpretazione paleoastronautica della Bibbia.

Non avendo portato prove concrete, la sua resta solo un’opinione. E l’opinione di qualcuno, anche del genetista o dello scienziato migliore del mondo, resta pur sempre un’opinione, non è una scoperta.

E, comunque, finora si è sempre parlato di specialisti di altri campi rispetto a quelli di cui si occuperebbe Biglino, quando invece vorrei proprio vedere un ebraista o uno storico dargli esplicitamente ragione. Ma non ce ne sono. Chissà come mai.

4. “Gli ebrei gli dànno ragione”

“Gli ebrei” chi? Quanti? Quando? Dove?

Intanto vorrei proprio vedere un rabbino dire che la Bibbia in realtà non parlerebbe di Dio, ma di alieni. E comunque, anche se fosse, resterebbe una sua opinione. Ma poi quanti  hanno detto esplicitamente “Biglino ha ragione”? Uno? Due? E questi, chiunque essi siano, hanno forse l’autorità di parlare a nome di tutti gli ebrei?

Ma anche se ci fossero mille ebrei a pensarla così, ce ne sono milioni che invece ritengono l’idea che la Bibbia non parli di Dio un’assurdità del tutto infondata.

Quindi, appigliarsi al consenso solo per avvalorare una tesi non solo non è garanzia di veridicità, ma si ritorce contro nel momento in cui ci sono molte più persone (praticamente la totalità) che certe teorie non le condividono e che le troverebbero ridicole.

Ma poi, ripeto, vorrei parlarci con qualcuno di queste fantomatiche persone che dànno ragione a Biglino e vorrei sentirgli dire: “Biglino ha ragione su tutto” e vorrei parlarci. Finora non ho visto né sentito nessuno di autorevole fare un’affermazione del genere, ma abbiamo solo lo stesso Biglino che dice che c’è chi gli dà ragione.

Ma abbiamo anche visto che ci sono dei precedenti in cui l’autore sostiene che a dargli ragione ci sarebbero degli scienziati, ma poi si va a scavare un po’ e si scopre che la persona tirata in ballo non è affatto uno scienziato.

Quindi quando mi sento dire che qualcuno gli sta dando ragione, vorrei vedere chi sarebbe e accertarmi che sia questa persona ad affermare esplicitamente che ha ragione, così intanto ci si accerta che è vero. Inoltre, superato questo primo passo, vorrei vedere le sue argomentazioni, perché il semplice dire “ha ragione” resta una mera opinione che non prova assolutamente niente.

In ogni caso, sentiamo cosa hanno da dire gli esperti del forum “Consulenza ebraica”, che sono ebrei, alcuni anche madrelingua, riguardo alla preparazione di Biglino:

Il professore [cioè Biglino, n.d.R.] ha poi detto che il testo parli di elohim al plurale. Una cosa che desta non poca meraviglia che un professore di ebraico non sappia distinguere un semplice plurale da un plurale di astrazione, che è un singolare a tutti gli effetti. I verbi ad esso collegati sono infatti singolari ed “Elohim” non ha l’articolo determinativo ed è quindi un nome proprio essendo i nomi propri autodeterminati.

Il professore dice che le sue deduzioni provengono dalla Bibbia, ma a me pare che sono solo frutto della sua fantasia o qualcos’altro.

Inoltre Mauro commette un comune errore grossolano: Il termine ebraico “Elohim” è nella sua forma più frequente al singolare, un tipo di singolare caratteristico delle lingue semitiche, e non, come egli dice, un plurale riferito ad una classe di extraterrestri. Nella Bibbia sono comuni termine il cui numero singolare è assolutamente indiscusso, come ad esempio “be’alim” e “adonim” ed anche nella forma femminile come per esempio la “behemot” del libro di Giobbe, che è una bestia al singolare e non una classe di bestie. Affermare che “Elohim” sia un plurale anche quando è chiara la forma grammaticale delle parole che lo circondano è ormai un luogo comune.

Giudizio definitivo:

Bocciato!!! Questa è la prova che non è in grado di capire l’ebraico, che vada a fare un’altro mestiere.

Commenti presi da qui: https://consulenzaebraica.forumfree.it/?t=63890174

mi è bastato sentire la sua introduzione quando afferma che “quando l’Antico Testamento dice una cosa, vuol dire quella è basta”
Il Professore è da me bocciato senza appello in lingua ebraica, perché solo chi non capisce nulla di ebraico e di storia e tradizione ebraica, può affermare simili idiozie.

Tra l’altro la sua traduzione è basata sul codice masoretico di Leningrado, il che significa che il prof non è in grado di leggere e capire l’ebraico non vocalizzato e che quindi traduce quello che i masoreti hanno voluto che il traduttore traducesse. D’altra parte che ci si può aspettare dalle traduzioni san paolo?
Se avrò altro tempo ascolterò il resto, ma il primo minuto fa retrocedere il prof un seconda elementare

https://consulenzaebraica.forumfree.it/?t=63894022

A onor del vero, c’è anche uno che sostiene che i cheruvim (cherubini) sarebbero macchinari, ma li attribuisce a una tecnologia antidiluviana, non extraterrestre. Questa resta comunque un’opinione personale o quantomeno minoritaria (personalmente, è la prima volta che la sento). Al di là delle questioni esegetiche e dottrinali, di fatto, però, le competenze linguistiche dell’autore sono poste fortemente in discussione.

5. “Si è confrontato con studiosi”

Anche questo è falso. O meglio, al massimo è una mezza verità. Ha fatto un incontro con dei teologi di varie religioni, di cui alcuni sono anche studiosi, ma non sono laici. Il famoso incontro con i teologi a Milano nel Marzo 2006, la cui trascrizione è disponibile sul suo sito ufficiale, si è svolto in questa maniera: la moderatrice ha posto delle domande a cui hanno dovuto rispondere tutti, Biglino in primis, con un determinato tempo a disposizione; in seguito ci sono state le domande dal pubblico. Ora, chiedo ai tanti che sostengono che questo incontro sia stato un confronto da cui Biglino è uscito vittorioso: visto che neanche una volta si è entrati nel merito delle sue teorie, come potete dire che ne sia uscito vittorioso? Visto che non c’è stato tutto questo dibattito tra i vari partecipanti, come lo si può chiamare confronto? Non si sono praticamente parlati tra loro e, soprattutto, non si è entrati proprio nel merito delle teorie di Biglino, che alcuni degli altri relatori neanche conoscevano, e le domande erano preconfezionate.

Quindi come si fa a chiamarlo seriamente “confronto”? Come si può chiamare seriamente “confronto” un indegno teatrino con tifoseria che neanche gli ultrà negli stadi?

Shadday

Ora chi lo dice agli autori del dizionario Brown-Driver-Briggs, che la radice “shadday” non ha nulla a che vedere con la potenza?

Anche nel recente incontro con Piergiorgio Odifreddi, non si è entrati minimamente in modo approfondito nelle sue teorie, ma si è parlato in modo vago e generico e su cui il matematico ha semplicemente detto che non è d’accordo. Alla fine dell’incontro, quando non c’era più tempo per il dibattito, si è presentata l’ennesima baggianata paleoastronautica, secondo cui gli egizi avrebbero avuto conoscenze tecnologiche avanzate e su cui, appunto, Odifreddi non poteva più rispondere, se non farsi una risata.

Anche quando parla del suo testo accettato in un’università straniera in realtà potrebbe essere benissimo che un amico suo o di qualche co-autore abbia ordinato il libro per conto della biblioteca universitaria. Quindi un annuncio del genere potrebbe anche solo essere del puro marketing. Ma concediamo il beneficio del dubbio e facciamo finta che una prestigiosa università straniera abbia accettato come libro di testo un volume contenente ricerca non sottoposta a revisione paritaria.

Ha anche collaborato con specialisti di giurisprudenza (o storia o filosofia del diritto), ma in ogni caso mai con ebraisti laici che, chissà perché, continua a evitare.

6. “Sei un teologo” o “sei un rabbino”

Questa, dopo aver elencato i miei studi in cui dico di essermi specializzato in un corso di laurea che era volto allo studio critico delle religioni e dopo aver esplicitamente dichiarato che non ho mai aperto un libro di teologia in vita mia, può far solo sorridere.

Quest’obiezione mostra in realtà che Biglino ha fatto credere di essere il primo ad aver inaugurato un approccio non teologico nella Bibbia e che quindi chiunque non sia d’accordo con lui dev’essere per forza un religioso o un difensore della fede.

Ma ho detto nel video che anche lingue diverse dall’ebraico (ma ad esso correlate) riportano la radice “el” col significato di “divinità” e riportano anche la forma plurale in segno onorifico. Sostenere che il termine “elohim” indichi la divinità (quando i verbi relativi sono al singolare) o le divinità (quando sono al plurale), non è una questione di fede. È comunque profondamente sbagliato dire che nessuno sa cosa significhi “Elohim”. Non so se anche in questo caso sia errore umano o sia fatto in malafede per spacciare le proprie idee, fatto sta che è una questione filologica, non dottrinale: sostenere che “Elohim” non si riferisca ad alieni ma a divinità ma è come dire che “Santa Claus” significa “Babbo Natale”. Non vuol dire credere a Babbo Natale, ma vuol dire che tutte le volte che viene nominato Santa Claus ci si sta riferendo a Babbo Natale. Per qualche motivo, anche l’aver detto che “elohim” si riferisce all’idea che gli autori avevano della divinità, è stato confuso per difesa di qualche fede.

AteoTube cattolico copy
Ma d’altronde se si è riusciti a dare del cattolico a uno che si firma col nome di “AteoTube”, a questo punto non mi stupisco se si dà del teologo a uno storico delle religioni.

Fatto sta che Biglino omette, anche in un recentissimo video, di menzionare l’approccio storico-critico alla Bibbia, dicendo:

Se voglio una spiegazione sulla Bibbia, a chi la devo chiedere? A un teologo

Nel video spiega poi che il suo metodo è quello interdisciplinare. Tutto bello, peccato però che quello che in teoria dice di voler fare, lo fanno già gli studiosi laici da ben quattro secoli. E lo fanno usando la filologia, l’archeologia e tutta una serie di strumenti e tecniche neutrali e non ideologizzati, tutti rilevanti e direttamente correlati con l’oggetto di studio. Lo studio storico-critico della Bibbia è già interdisciplinare di suo, dato che si appoggia anche a varie discipline quali l’archeologia o perfino lo studio dei pollini antichi.

L’approccio come lo intende Biglino, invece, consiste nell’ignorare il contesto di un singolo termine o di un testo e ignorare le discipline storiche e filologiche per andare a rivolgersi direttamente a specialisti di discipline che non c’entrano niente con l’oggetto di studio.

Mettersi davanti a dei geroglifici e chiedere a un medico se vede uno spermatozoo o a un docente del politecnico se vede roba tecnologica non ha nessun valore oggettivo, si tratta di una semplice opinione personale. È del tutto normale che uno tenda a vedere cose con cui ha più familiarità. Si chiama pareidolia e anche questo è un fenomeno ben studiato in psicologia. Un conto sarebbe se si avessero davvero davanti questi oggetti (es. un disco volante): allora in quel caso un ingegnere sarebbe la persona più indicata, ma se si tratta di analizzare dei segni (testi, raffigurazioni, ecc.) che secondo lui indicherebbero dei presunti oggetti tecnologici, gli unici che hanno qualcosa di sensato da dire sono solo gli esperti di quei segni (es. gli ebraisti, gli egittologi, gli storici, i filologi, ecc.). Ma il parere di questi esperti ovviamente viene messo da parte, perché mostra che le ipotesi paleoastronautiche non hanno alcun appiglio nei testi.

Quindi Biglino non fa che alimentare questo falso dualismo per cui vi sarebbero o i teologi o lui, omettendo (forse ingenuamente o forse in malafede) di dire che c’è gente molto più competente che, ormai da secoli, fa esattamente la stessa cosa che dice di voler fare lui.  Parte del suo pubblico, pur non credendo agli alieni, ritiene unico e rivoluzionario il suo approccio non teologico della Bibbia, quando invece lo si fa da centinaia di anni alla luce del sole e divulgando pubblicamente i risultati di queste ricerche.

7. “Sei chiuso di mente, bisogna aprire la mente”

Certo che bisogna aprire la mente, ma infatti ho detto più volte che da ragazzino mi ero avvicinato a queste tematiche. Poi ho deciso di sentire l’altra campana, chiedendomi come mai gli storici non prendessero neanche in considerazione certe idee. Ora che ho visto entrambi i lati della questione, sono contento di non aver trovato nessun complotto, ma che più banalmente la paleoastronautica, come tutta la pseudostoria, è fatta di teorie fatte male proprio a livello metodologico e la colpa di questo è solo degli autori. Autori che peraltro non si confrontano con gli studiosi nel merito delle loro teorie, ma le vendono direttamente al grande pubblico, dicendo quello che vuole sentirsi dire, tanto quanti possono giudicare con cognizione di causa se le teorie siano valide o no?

Quindi a me che ho deciso di sentire entrambi i punti di vista (quello “alternativo” e quello “ufficiale”), sentirmi rivolgere l’accusa di chiusura mentale da chi si è solo informato tramite gli “alternativi” e basta, non può che far sorridere e indurmi a rigirare l’accusa al mittente.

Quando un autore non porta nessuna prova ma tutto quello che fa per argomentare è dire “devi aprire la mente”, a me pare solo che voglia dire “accetta quello che ti dico senza farti troppe domande”. Mi pare un po’ manipolatorio dire che “se credi a quello che dico io sei aperto di mente, se no, sei chiuso e indottrinato”. Dato che nessuno vuole sentirsi dare dell’indottrinato, uno potrebbe sentirsi spinto a credere alle baggianate proposte dall’autore di turno. “Apri la mente” è il nuovo “devi avere fede”.

Per me, aprire la mente vuol dire essere disposti a cambiare idea quando vengono fuori le prove contrarie. Non mi si può chiedere di aprire la mente verso cose non dimostrate o a interpretazioni personali spacciate per letture letterali. Essere aperto di mente non vuol dire essere aperto a qualsiasi baggianata venga in mente al ciarlatano di turno. Perché, a questo punto, non essere aperto alla possibilità che esista Babbo Natale?

Piuttosto a me pare che la chiusura mentale sia continuare a essere della stessa idea, anche quando gente più esperta di te ha dimostrato che ti sbagli e a voler insistere sulle tue posizioni anche quando l’autore stesso di un articolo ti dice che non l’hai capito.

Ma al di là di ciò, anche parlando più in generale, quello che fanno gli storici seri è studiare in modo approfondito il contesto storico che ha prodotto i testi che si stanno studiando, in modo da calarsi quanto più possibile nella mentalità e nell’orizzonte culturale dell’autore. Questo per me è apertura mentale.

È invece chiusura mentale proprio il voler intepretare testi composti a distanza di migliaia di chilometri e di anni da noi con i concetti con cui noi abbiamo familiarità, quali ad esempio i dischi volanti o l’ingegneria genetica. Ma non abbiamo nessunissima garanzia che quello con cui noi abbiamo più familiarità sia necessariamente quello che intendevano gli autori dei testi che stiamo studiando. Anzi, proprio al contrario, in mancanza di prove a supporto, è molto più facile pensare che sia la lettura paleoastronautica quella chiusa mentalmente, perché non fa nessuno sforzo di calarsi nell’ambiente che ha prodotto il testo, anzi vuole forzare quest’ultimo calandolo a forza nel nostro tempo.

Questo, per me, è il massimo della chiusura mentale.

8. “Non dice che sono alieni”

Ah, non so, il fatto che abbia intitolato uno dei suoi primi libri “Il dio alieno della Bibbia” o che parli di questi esseri che avrebbero ordinato i sacrifici perché l’odore del grasso bruciato ricordava loro quello delle tute spaziali, a me fa pensare che invece ne parli eccome.

Leggiamo poi in un’intervista riportata anche sul suo sito ufficiale:

Paleoufologo
La paleoufologia nell’Antico Testamento è un elemento incontrovertibile, ma no, lui non parla di alieni.

Leggiamo sempre sul suo sito ufficiale:

RazzeAliene
Siamo una colonia al servizio di razze aliene? «Direi proprio di sì». Ma no, lui non parla di alieni.

In una sua intervista dice che l’unico motivo per cui non parla di alieni è che i suoi critici lo criticano per quello, mostrando peraltro di aver mal compreso la natura delle critiche laiche che gli vengono mosse. Infatti i critici laici, quali il sottoscritto, ce l’hanno con una serie di errori – involontari? – che commette e, almeno nel mio caso, sui metodi che personalmente trovo molto poco corretti, anche a livello di onestà intellettuale, che spesso mette in atto. A me personalmente, che Biglino parli di alieni o di Atlantidei o di gnomi, non cambia niente: quello che dice, il suo modo di tradurre e il modo in cui conduce le sue ricerche sono semplicemente sbagliati (secondo gli standard che tutti noi comuni mortali dobbiamo adottare), ma soprattutto sono estremamente soggettivi.

In altre parole, non servono affatto a cercare di scoprire cosa dice davvero la Bibbia, ma fanno sì che la Bibbia arrivi a dire quello che vorrebbe forzarvi lui.

Dio Alieno
Ci sarebbe da discutere molto su quel “letterale”. Intitola un libro “Il dio alieno della Bibbia” ma no, lui non parla di alieni.

E comunque, evitare di dire che erano alieni solo per evitare le critiche non mi pare la stessa cosa che dire che non si sostiene che siano alieni.

Comunque la questione alieni che non sono alieni ma in realtà sono alieni è trattata in modo molto più incisivo in questo video.

9. “Sempre meglio di quello che dice la Chiesa”

Questo non è un argomento valido, perché se può essere forse più facile credere agli alieni che a Dio, ciò non rende automaticamente vero quello che dice Biglino. Ancora una volta, sono i suoi modi a essere fallaci, e lo sarebbero anche se parlasse di Dio o di qualsiasi altra cosa.

Inoltre questo, come il punto n. 3, implica che la paleoastronautica debba essere confrontata con le religioni, nonostante abbia la pretesa di essere una scienza. La religione almeno ti dice che le sue sono questioni di fede, quindi uno può scegliere di credere come può anche scegliere di non credere. La paleoastronautica, invece (v. punto 1), si pone come un’ipotesi scientifica che vorrebbe trattare di questioni oggettive ed è quindi pienamente contestabile con i metodi scientifici e delle discipline umanistiche. Metodi che, però, non usa, perché altrimenti crollerebbero tutte le varie fantasie vendute per ipotesi.

Quindi la paleoastronautica, se pretende di essere storia, va criticata come ogni ipotesi storica. Se si rifiutano le critiche e si preferisce fare il paragone con una dottrina religiosa e ci si preferisce confrontare con i teologi piuttosto che con gli studiosi laici, lo si faccia pure, purché lo si dica chiaramente che è più giusto trattarla come una religione che come una scienza.

D’altronde, che la paleoastronautica si comporti più come la teologia che come la scienza, ho già parlato in un precedente post, nonché in una recente conferenza.

10. “Pensi di avere la verità”

Non ho mai detto, né nessun accademico che conosco ne ha mai avuto la pretesa, di avere la Verità.

Piuttosto, quando si fa ricerca, come in qualsiasi mestiere, ci sono delle tecniche e dei metodi che sono stati sviluppati nei secoli.

Non ci si può improvvisare ricercatori non avendo la più pallida idea di come funzioni la ricerca storica. Gli storici si basano sulle prove concrete, anche e soprattutto quelle contrarie alle ipotesi di partenza e solo dopo traggono le conclusioni. Non vanno a cercare solo le (presunte) “conferme” ignorando le prove scomode.

Di questo ho già parlato al punto 1, qui vorrei solo rimarcare come la scienza non pretende di avere la Verità in senso assoluto e anzi non esistono neanche una scienza o una storia “ufficiali” come vogliono far credere gli pseudoscienziati e gli pseudostorici. Esistono ipotesi supportate da prove (quindi teorie) e ipotesi che non lo sono, e che quindi sono campate in aria. Parlare di alieni, quindi, è l’equivalente di parlare di gnomi o fate. Questo, ovviamente, fino a prova contraria.

Ma se fino ad allora le “prove” sono pezzi di ferro meteorici spacciati per cubi ricetrasmittenti alieni o brani di testi indiani che parlano di tutt’altro che è spacciato per bomba atomica (si veda sotto “Pauwels & Bergier“), allora gli autori di paleoastronautica dovranno faticare parecchio per guadagnare la credibilità che, per colpa loro e di nessun altro, non hanno.

Inoltre, come ho già detto, la scienza ha da secoli rinunciato alla ricerca della Verità con la V maiuscola e procede per gradi sostenendo una cosa solo avendone le prove e scartando temporaneamente ciò che non è supportato da esse. Se uno afferma una cosa e non ne ha le prove e, soprattutto, se esistono prove del contrario, allora si può avere la certezza che quel tizio si sbaglia. Da qui deriva il fatto che non si può avere la certezza su tutto, ma ciò non vuol dire che non si possa essere sicuri proprio di niente: sulle cose di cui si hanno le prove concrete, infatti, si può avere un certo grado di certezza. So che fa più comodo dire che non si può avere la certezza assoluta e che fa comodo agli autori dire una cosa del genere in modo da poter vendere le proprie teorie (es. «nessuno sa cosa significhi “Elohim”»), ma avere certezze non vuol dire imporle sugli altri. Vuol dire che si impongono da sole, in quanto basate su fatti concreti. Non ci sarà mai nessun “fare finta” che potrà mai superare il fare sul serio basandosi sulle prove.

Piuttosto, rigiro la questione: è proprio il non accorgersi (o fare finta di non accorgersi) che in realtà si sta interpretando ed è proprio il vendere la propria interpretazione come lettura letterale che sono un modo per dire che si ha la verità in tasca.

Quindi, no, non penso di avere la Verità, ma mi accorgo quando qualcuno vuole vendermi un prodotto scadente e vorrei solo avvisare gli altri potenziali acquirenti. Poi ognuno ovviamente spende i suoi soldi come gli pare.

11. “Quello che dice è scomodo”

Come fa ad essere scomoda a un laico la semplice reinterpretazione di un testo? Come fa il testo biblico o un qualsiasi altro testo a provare che saremmo stati fatti dagli alieni?

Esistono migliaia di libri e di film che parlano di Babbo Natale. Stando a questa logica di fidarci ciecamente dei testi, dovremmo pensare che sia vero che c’è un tizio che va in giro su una slitta volante a distribuire doni in una notte sola?

Io faccio solo notare che quello che dice lui prevederebbe una serie incredibile di eccezioni: che il termine raqi’a indicherebbe una diga, che me’orot indicherebbe dei sistemi di illuminazione artificiali, ṣelem il DNA, ruaḥ un mezzo volante o naḥaš uno scienziato alieno, guarda caso, solo nei punti in cui fa comodo alla sua dottrina. Perché infatti non spiega prima con che criterio decidere quando avrebbero i loro significati normali e quando quelli che suggerisce lui, ma lo fa a posteriori, traducendo un po’ come pare a lui quando pare a lui. Ma questo è l’esatto opposto di una traduzione letterale e di “limitarsi a leggere ciò che c’è scritto”.

Se poi al mio lettore o al mio ascoltatore è scomodo quello che scrivo e dico, a me non cambia nulla. Voglio solo avvertire chi fosse interessato che le sue traduzioni non sono affatto letterali come le vende, poi ognuno decida come vuole.

Ma poi, basti guardare quanto vendono i libri di paleoastronautica o di “storia alternativa” (cioè di pseudostoria) e confrontarli con i dati di vendite dei testi accademici. Dove sarebbe la scomodità di queste teorie? Se fossero scomode, venderebbero così tanto e dappertutto? Se il mondo accademico vuole sopprimere la Verità scomoda, com’è che vengono tagliati continuamente fondi alle facoltà umanistiche?

Stando a questi dati di fatto incontrovertibili, cos’è veramente comodo e cosa è veramente scomodo?

12. “Non sei convincente”

Meglio! Non punto a essere convincente, nel senso di persuasivo. Quello lo lascio agli imbonitori e ai venditori di fumo (per non dire i truffatori) che devono fare di tutto per convincere la gente ad acquistare un prodotto scadente. Sì, scadente, perché un prodotto buono si fa pubblicità da sé. Invece, nel momento in cui uno deve mentire o fare carte false per promuovere il proprio prodotto, vuol dire che sotto sotto sa anche lui che non vale molto e che bisogna abbellire parecchio la presentazione e soprattutto dire al pubblico quello che vuole sentirsi dire.

Per quanto mi riguarda, preferisco presentare argomentazioni basate quanto più possibile sui dati di fatto. Se i dati di fatto non convincono, vuol dire che si è deciso di dare la priorità al credere a ciò che è più bello da credere rispetto a guardare in faccia la realtà dei fatti.

Se poi ho sbagliato qualche argomentazione, mi farebbe solo piacere se mi si segnalassero eventuali errori. Tuttavia, finora, quelli che hanno fatto questa obiezione non hanno mostrato errori fattuali, ma si sono limitati a dire che non sono convinti.

13. “Il Vaticano non può aver assunto un incapace”

Intanto non ha tradotto per il Vaticano, né ne è stato il “traduttore ufficiale”. Ha lavorato per pochi anni presso le Edizioni San Paolo, che sono, sì, una casa editrice cattolica, ma non quella ufficiale del Vaticano.

Inoltre, ha curato, insieme ad altri, sotto la supervisione di altri e dopo che altri ancora hanno dovuto rivedere il suo lavoro, una traduzione interlineare di alcuni libri biblici. La traduzione interlineare è una traduzione iperletterale che non richiede affatto ampie conoscenze di ebraico, ma solo quanto basta per poter consultare i dizionari.

Leggiamo il frontespizio di una delle opere in cui ha collaborato:

Biglino - San Paolo 0

Come si legge nell’immagine qui sopra, c’è scritto chiaramente che il testo italiano è preso da altre edizioni: «Testo italiano della Nuovissima Versione della Bibbia e di Mons. Gianfranco Ravasi». Quindi, se, a quanto pare, il testo italiano non sembra essere suo, cosa ha fatto realmente Biglino presso le edizioni San Paolo?

Biglino - San Paolo 1

Stiamo parlando di uno che ha presentato come ricercatore di un centro di ricerca europeo un tale che si vanta di aver lasciato la scuola a otto anni.

Quindi, se ha gonfiato le credenziali altrui, come si fa ad essere sicuri che non abbia gonfiato anche le sue?

Lungi dall’essere «traduttore ufficiale del Vaticano per oltre trent’anni» (come ho sentito dire più volte) la sua collaborazione presso le edizioni San Paolo, che sarà durata al massimo un decennio, non è per niente attestazione di una vasta o profonda conoscenza della lingua ebraica. Anzi, commette diversi errori e mostra poca dimestichezza con la lingua quando pronuncia o translittera diversi termini ebraici quali ṣelem o nikoaḥ o kavod. Quest’ultimo, ad esempio, lo ha sempre scritto e pronunciato come kevod finché i commentatori sul forum Consulenza Ebraica non gli fecero notare l’errore.

A proposito di Consulenza Ebraica, ecco cosa pensano i partecipanti di quel forum, esperti conoscitori dell’ebraico, alcuni anche madrelingua:

Credo che il Biglino vada semplicemente ignorato. È un incompetente. La sua scarsissima conoscenza della lingua ebraica la mostra nelle corbellerie che dice, e già si capisce dal fatto che spesso sbaglia perfino gli accenti tonici delle parole ebraiche. Può anche far colpo su persone ignoranti di Tanàch, ma non va più lontano.

Mi pare perfino inutile dover correggere uno dei suoi tanti strafalcioni. Comunque, la frase che lui massacra facendo carta straccia della grammatica ebraica è presa dalla Mekiltà su Shemòt 31:13

https://consulenzaebraica.forumfree.it/?t=58603864&st=570

E un altro sempre nella stessa pagina:

Da psicologo posso dire serenamente che Mauro Biglino sta vivendo tutto ciò molto ossessionatamente. Lo si legge fra le righe di questo messaggio e da quella prima volta che si è scomposto quando gli avete scritto nel suo blog. Poi ha smesso di scrivere per mancanza di argomenti e per non mettere in pericolo i suoi interessi economici. E’ possibile che anche l’editore lo abbia costretto a non rispondere più nulla perchè si è visto che ad ogni risposta corrispondeva un ennesima cavolata.
Ma a quale comportamento fa riferimento? Noi siamo qui per dare servizio agli impreparati, per dare un’opinione su ciò che lui chiama traduzioni e ci siamo meravigliati degli errori che commette e ne abbiamo dedotto che chi commette quel genere di errori sicuramente capirà una cosa per un’altra perchè la Bibbia è un libro difficile. Ma non abbiamo mai attaccato la sua persona perchè a noi non interessa quello che fa, se la vedrà con la sua coscienza. Chiunque diffonde menzogne facendo il lavaggio del cervello alle persone o prima o poi farà conto con la sua coscienza.

Ora, non voglio infierire oltre, ma il forum è pieno di queste stroncature. Per correttezza devo dire che ci sono anche due persone che gli dànno ragione (ma solo in parte, per cui v. punto 4). Ma uno è un tale non ebreo con cui mi sono scontrato in passato e che ha dimostrato di non conoscere neanche i termini basilari (una delle conversazioni è riportata qui), mentre un altro sostiene che la Bibbia conterrebbe tecnologia antidiluviana, su cui ovviamente non ci sono prove.

Per me la conferma definitiva della sua scarsa dimestichezza con l’ebraico, di cui mi sono reso conto in prima persona, è arrivata quando mi è stato segnalato questo, che è apparso sul suo profilo Instagram:

Errore di Biglino

Non so se sia il caso di commentare sulla sua grafia che mi sembra da imputare a una scarsa pratica nella scrittura dell’ebraico, che non ad altri motivi, dato che il disegno sembra essere fatto con tratto fermo. In ogni caso, è irrilevante rispetto all’aver sbagliato in più di un punto.

L’aver scritto על-פני tutto attaccato come ha fatto lui (עלפני) è un errore abbastanza grave, equivalente ad aver scritto “lacqua” in italiano, il che farebbe pensare che non si sia reso conto di trovarsi davanti a due parole. Ancora più grave è, a mio avviso, scrivere “Bereshit” (che andava scritto בראשית e non ברשית, come si legge su quel foglio), perché è il titolo del libro della Genesi, su cui basa gran parte delle sue teorie.

Sempre nello stesso libro, troviamo l’accento sbagliato sul termine ṣèlem.

Tselem 2Tselem

Quando l’ho fatto notare a qualche suo adepto, costoro hanno minimizzato la cosa, dicendo che alla fine è solo un accento. Intanto, se avessi davanti uno straniero che dicesse “tavòlo” o “stupìdo” e dicesse di essere un ottimo traduttore dall’italiano, personalmente avrei dei seri dubbi sulla sua reale competenza. Di fatto, comunque dimostra di ignorare che i sostantivi così vocalizzati hanno quasi sempre l’accento sulla penultima sillaba. Ci sono rarissime eccezioni, ma ṣelem certamente non è fra queste.

Ricapitolando:

  • nel suo ebraico vi sono madornali errori di pronuncia e di scrittura che mostrano scarsa familiarità con la lingua;
  • ha sbagliato a scrivere il nome del libro biblico su cui basa gran parte delle sue teorie;
  • su almeno un libro da lui curato c’è scritto che il testo italiano non è suo;
  • ha dimostrato, almeno in un caso, di aver ingigantito le credenziali di gente che citava a supporto delle sue tesi.

Insomma, nulla fa pensare che le sue conoscenze di ebraico siano così avanzate al punto di poter permettersi di proporre nuove traduzioni o addirittura di “riscrivere la storia”. Anzi, diversi elementi fanno pensare, piuttosto, che il suo livello di ebraico sia del tutto compatibile con quello che si può imparare con 20-25 lezioni e con qualche mese da autodidatta, cioè molto poco, che può bastare per curare una traduzione interlineare usando un testo italiano altrui, ma non per suggerire nuove traduzioni lasciando intendere che i dizionari siano sbagliati o incompleti.

Ma poi, ammettiamo pure che abbia davvero tradotto la Bibbia come dice. Chi ci può garantire che tutto ciò che dice ora sia vero o corretto?

14. “Perché questo accanimento contro di lui?”

Non c’è nessun accanimento contro la sua persona. Molto più banalmente, quello che dice è profondamente sbagliato da diversi punti di vista, e la responsabilità di questo è solo sua e di nessun altro.

Nel momento in cui dice che il suo metodo è l’unico onesto (v. punto 1) o afferma che si limita soltanto a leggere quello che c’è scritto, quando invece spaccia le sue illazioni personali come oggettive, facendo anche carte false in diverse occasioni, allora mi sento in dovere di avvisare il pubblico che le sue traduzioni sono molto forzate e che personalmente trovo i suoi “metodi” parecchio discutibili anche dal punto di vista dell’onestà intellettuale.

Quindi ora uno può comunque scegliere di seguirlo, magari perché piace sentirsi dire quello che dice, ma si tenga ben presente che le sue sono letture personalissime e a tratti molto forzate e che quindi non ha scoperto nessuna verità nascosta, ma più banalmente sta vendendo le sue opinioni, rivestendole, tramite mezzi che trovo poco corretti, di un’autorevolezza che non hanno proprio.

Quindi, non c’è nessun accanimento contro la sua persona: se lui costruisce “ipotesi” senza nessun metodo serio e onesto, diventa quasi un dovere morale quello di far presente al pubblico che quelle ipotesi sono spesso basate su forzature e sovrainterpretazioni.

Il pubblico poi ha la sacrosanta libertà di continuare a scegliere di comprare i suoi prodotti, se lo ritiene necessario, ma almeno ora sarà una scelta informata e non perché li ritiene l’unica e sola alternativa alla teologia, come viene ingannevolmente fatto credere.

Inoltre ho detto e scritto ripetutamente, anche in questo stesso blog, il motivo per cui faccio quello che viene chiamato “debunking” della pseudostoria è perché, quando da ragazzino ero attratto da queste tematiche, avrei voluto che un accademico mi spiegasse il proprio punto di vista.

Quindi il mio unico intento è rompere il silenzio accademico su queste tematiche e spiegare perché non si vedrà mai uno storico appoggiare certe posizioni, spesso portate avanti con argomentazioni deliranti e a volte proprio truffaldine.

Infatti, proprio grazie al silenzio che c’è stato, ora c’è gente che dice che il mondo accademico darebbe ragione a certe idee, quando invece non è così, per cui si vedano i punti 3 e 4.

15. “Perché non vai a una sua conferenza e ti confronti con lui?”

Per diversi motivi:

  1. tutto ciò che è affermato senza prove può essere confutato senza prove; in altre parole, il fatto stesso che non porti le prove di ciò che dice basta a liquidare tutto come un’opinione, quindi c’è poco da argomentare contro;
  2. basta prendere un dizionario e mostrare che dice il contrario di quello che dice lui, quindi ci sarebbe poco da confrontarsi: non sono mie opinioni contro le sue, ma ci sono i dati di fatto dei dizionari e delle grammatiche, che lui ignora, forse valutamente;
  3. gli darei implicitamente una certa legittimità e farei passare il messaggio (sbagliatissimo) che le sue illazioni, forzature e slogan abbiano una qualche validità scientifica e che siano quantomeno degne di essere prese in considerazione: un post sul blog e un video sono più che sufficienti;
  4. è lui che deve adeguarsi agli standard qualitativi della ricerca, come facciamo noi comuni mortali, non sono gli accademici a dover rincorrerlo;
  5. cambia continuamente versione e non fa delle affermazioni chiare e nette e ben argomentate (che sono più passibili di critiche), per cui invece preferisce usare la tattica della confusione e di gettare fumo negli occhi, come mostro in questo articolo;
  6. Biglino dice sempre che lui “fa finta”, che le sue sono solo ipotesi (cosa che non è vera, come ho mostrato all’inizio di questo post), quindi non ha senso confutare uno che ammette di non credere neanche a ciò che dice;
  7. sono stato bloccato dal suo gruppo Facebook ufficiale e questa mi sembra una risposta abbastanza eloquente da parte sua o del suo staff;
  8. ha un modo di fare per cui non mostra mai di essere appena stato contraddetto; ad esempio, in questo video il suo stesso co-autore Marletta (quindi non certo una persona “chiusa”) mostra che Biglino si sbaglia nel dire che quel geroglifico rappresenterebbe uno spermatozoo, Biglino stesso si comporta come se non fosse stato appena smentito; la stessa cosa ha fatto alla fine dell’incontro con Odifreddi, facendo la mossa di provare ad abbracciarlo come a far vedere che si vada d’amore e d’accordo, nonostante Odifreddi stesso abbia detto che non crede a ciò che scrive Biglino;
  9. sempre nell’incontro con Odifreddi, Biglino ha tirato fuori la baggianata del geroglifico egizio come spermatozoo solo alla fine, quando non c’era più tempo per Odifreddi per rispondere, quindi ha usato una tattica subdola per evitare di essere smentito pubblicamente;
  10. nel famoso incontro con i teologi, non si è entrati nel merito delle sue teorie, ma si sono fatte domande preconfezionate;
  11. ha rifiutato l’incontro col Cerbero podcast, perché non credono alle sue teorie e invece, dopo, ha accettato di parlare al podcast di Fedez, dove ha potuto parlare a briglia sciolta senza un vero contraddittorio;
  12. il suo è marketing finalizzato alla vendita di prodotti editoriali, quindi sarebbe chiedere a un biologo di confrontarsi con un pubblicitario che fa affermazioni altisonanti su un deodorante che renderebbe estremamente attraenti al sesso opposto;
  13. ma davvero c’è bisogno di uno studioso per confutare uno che dice che gli alieni ordinarono i sacrifici umani perché l’odore del grasso bruciato ricordava quello che si sente nelle tute spaziali o che non è un caso che “ephod” somigli a “iPhone” e che le gemme del pettorale erano dei pulsanti per telefonare alle tribù di Israele?
  14. una pagina Facebook non ufficiale ma a lui molto vicina, ha detto queste testuali parole: «chi conosce Mauro sa bene che il suo modo di fare è l’indifferenza»
Mauro - Indifferenza
Preso da questa discussione pubblica

Se poi dovessi andare in una sua conferenza a contestarlo, si aggiungerebbero queste ulteriori motivazioni:

  1. non ha nessun senso che io perda tempo e soldi per spostarmi e sorbirmi ore di conferenza solo per l’eventualità di una domanda;
  2. comunque non avrei un contraddittorio come si deve, perché giustamente anche altri avrebbero diritto alle loro domande e questo sarebbe un valido pretesto per mettermi a tacere;
  3. sarei considerato (anche giustamente) un disturbatore e quindi non servirebbe a nulla, anzi sarebbe solo controproducente per me perché potrei dargli il pretesto per dipingersi come vittima di persecuzioni;
  4. sarei circondato da fan inferociti, come accadde nella sua conferenza con i teologi;

Quindi la domanda «perché non ti confronti?» andrebbe girata a lui: perché evita un confronto libero, aperto e onesto con i critici laici?

A meno che lo scegliere di confrontarsi solo con teologi, evitando i laici, non sia un modo per dire che anche lui ritiene la paleoastronautica come una nuova religione e non come una scienza. In quel caso, chi sono io per contraddirlo?

Gli chiederei inoltre come mai decida di vendere le sue “teorie” direttamente al pubblico invece di sottoporle a revisione anonima paritaria, come facciamo tutti noi comuni mortali. Tanto non avrebbe nulla da temere, visto che gli accademici gli dànno ragione, no?

16. “Tu mica hai tradotto la Bibbia per la San Paolo”

Gli studi ebraici sono molto molto vasti, non esiste solo la Bibbia, che peraltro è il libro più tradotto al mondo. Ci sono tantissimi testi ancora inediti e comunque gli interessi di ricerca sulla lingua, la cultura e la storia ebraiche sono virtualmente infiniti, non è detto che uno debba per forza occuparsi di Bibbia o che se non si occupa di Bibbia allora non è nessuno (per cui v. punto 18).

Uno che invece traduce testi inediti in ebraico non vocalizzato e che la lingua la parla si accorge degli errori madornali di pronuncia dell’autore piemontese. Ma di questo ovviamente il fan sfegatato medio non può accorgersi e, nel dubbio, preferisce attaccare.

Stando a questa logica, comunque, chi fa questa obiezione e non sa neanche una parola di ebraico, se fosse coerente con quello che dice, dovrebbe tacere ed evitare di fare questo tipo di attacchi. Soprattutto, se dobbiamo applicare questa logica, per coerenza si dovrebbe dire a Biglino che non può permettersi di voler riscrivere la storia lui il cui titolo di studio più alto è un diploma. Chi viene a farmi questa obiezione, allora per coerenza dovrebbe andare anche sotto i video di Biglino a dirgli che c’è gente, molto più competente di me e di lui, che l’ebraico lo studia da anni e lo parla, magari da madrelingua, che ha lauree e dottorati o che insegna all’università, e che ha studiato anche filologia, linguistica e una marea di altre discipline, che fa conferenze in tutto il mondo e in varie lingue, e che quindi quanto sostengono costoro non può essere sminuito o contestato da uno che ha preso solo 20-25 lezioni di ebraico a cinquant’anni.

Ma la questione è che a me non interessa attaccare la persona (v. punto 14), né fare una gara di titoli, perché sarebbe impietoso nei suoi confronti. Come ho già detto (v. punto 3), nella scienza non esiste il principio di autorità.  Potrei essere pure un Pinco Pallino qualunque e lo stesso poter far notare che le sue traduzioni (es. ṣelem = “DNA” o ruaḥ = “mezzo volante”) non esistono nei dizionari, nonché che i suoi metodi sono spesso poco obiettivi e anche poco onesti intellettualmente, nel momento in cui, ad esempio, usa la polisemia solo quando gli fa comodo e smette di usarla quando non gli conviene più. Tutto ciò resta comunque vero, al di là di chi lo dice.

Quindi, se quelli che fanno notare certe incongruenze non hanno lavorato alle edizioni San Paolo come ha fatto lui, ciò non cambia il fatto che usa traduzioni inventate e metodi tendenziosi. Perché di questo si tratta: mostrare i suoi errori, non attaccare la sua persona. Cosa che invece non si può dire di chi cerca di screditare in questa maniera, spostando l’attenzione dagli errori oggettivi dell’autore alla persona di chi lo critica, cercando di sminuirlo con modi di bassa lega.

17. “Sei in cerca di visibilità”

Vorrei non fosse necessario tutto questo. Vorrei che non ci fossero persone che vendono le proprie fantasie spacciandole per chissà quali rivelazioni sconvolgenti e scomode. Il modo migliore per contestare degli argomenti che ritengo una vera e propria truffa è quello, come si dice, di metterci la faccia e mettermi in gioco. Mi è stato spesso anche sconsigliato da diversi amici professori. Devo dire che non fa certo piacere ricevere un certo tipo di attenzione negativa nella forma di attacchi ingiustificati e di insulti, anche pesanti, del tutto gratuiti, che ricevo solo per aver espresso un’opinione. Ciò è sintomo del fatto che c’è molta gente che segue ciecamente un idolo e che non esita ad aggredire chi osa metterlo in discussione.

D’altronde, basta andare sotto i video di AteoTube in cui fa anche lui una critica oggettiva alle “teorie” di Biglino e del suo co-autore Buffa per vedere come molti commenti inferociti non dicano altro che non ha il coraggio di metterci la faccia. In realtà le sue valide motivazioni non c’entrano nulla col coraggio o con la paura. Fatto sta che chi osa criticare Biglino in anonimato viene accusato di non avere il coraggio delle proprie idee, chi invece ci mette il nome e la faccia, viene accusato di essere in cerca di visibilità. In entrambi i casi, non si entra mai nel merito degli argomenti, ma si trovano solo dei pretesti per fare degli attacchi ad hominem ed evitare così un confronto sulle questioni.

Inoltre, se fossi davvero in cerca di fama o di soldi facili, scriverei libri di paleoastronautica! Von Däniken ha costruito un parco a tema paleoastronautico. La Uno editori ha fatto fumetti e giochi da tavolo sulle “teorie” di Biglino. Personalmente non mi è mai capitato di vedere una cosa del genere basata su teorie scientifiche. A me pare ovvio che la paleoastronautica sia un business molto redditizio. Quindi, se volessi davvero cercare visibilità o guadagnare in modo facile, non farei il ricercatore precario e non ci perderei nulla a inventarmi le mie teorie pseudostoriche e venderle direttamente a chi non può sapere se sto scrivendo baggianate o no.

La visibilità che interessa a me è quella che le mie ricerche vengano citate da altri studiosi e le mie soddisfazioni da quel punto di vista non mi mancano affatto.

Come i paleoastronautici hanno il sacrosanto diritto di pubblicare cose sbagliate, anch’io ho il mio diritto di mostrare i loro errori a chi vuole avere un altro parere.

18. “Non è vero che hai studiato”

Categoria particolare di quelli che preferiscono attaccare ad hominem è quella dei negazionisti. Sono quelli che dubitano, quando non negano apertamente, che un critico delle teorie del proprio idolo possa davvero avere dei titoli o delle competenze maggiori di quelle dell’autore che vogliono difendere a tutti i costi.

È curioso infatti che non abbiano indagato minimamente sul suo passato e sulla sua formazione in ebraico: in un’intervista, lui stesso dice di aver preso 20-25 lezioni di ebraico e aver proseguito qualche mese da autodidatta. Eppure lo chiamano “dott.” e “prof.”. Il fatto che abbia lavorato alle edizioni San Paolo è considerato, molto ingenuamente da parte di chi non conosce affatto il mestiere, il massimo a cui un ebraista possa aspirare. Molti si fidano ancora ciecamente, nonostante, pur di aver ragione contro Dario Bressanini, sia arrivato a spacciare per ricercatore di un centro di ricerca una persona che si vanta di non aver finito neanche le elementari.

Se questi scettici lo fossero fino in fondo e applicassero al loro idolo anche la metà dello scetticismo che applicano verso i suoi critici, forse smetterebbero di essere suoi fan. E forse proprio questo è il motivo per cui preferiscono non indagare e attaccare invece chi osa criticarlo.

19. “Non siamo soli nell’universo”

Così come non mi occupo dell’esistenza o meno di Dio (per cui v. punto 6), allo stesso tempo non mi occupo dell’esistenza o meno di alieni. Dico solo che per far sì che la Bibbia parli di alieni bisogna fare carte false, decontestualizzare alcune parole, ignorare molti passi scomodi, inventarsi le traduzioni, usare la polisemia solo quando conviene, insomma usare una serie di trucchi retorici che servono solo a forzare il testo e distorcerlo per fargli dire quello che vogliamo che dica.

Ancora una volta, quindi, ribadisco che voglio solo mostrare l’infondatezza e la tendenziosità di questo modo di procedere. Per parafrasare un noto autore di paleoastronautica, io non so se gli alieni esistano o no, ma certamente la Bibbia non ne parla.

Se qualcuno dovesse avere da ridire sul “certamente”, lo rimando al punto 10.

20. “Non hai dimostrato niente”

Eppure ho dimostrato (v. anche punto successivo) che non è vero che non si sa cosa significhi elohim e che il termine ha il significato di “dio” anche in altre lingue semitiche. In accadico, la stessa radice di elohim è attestata con quel significato in testi molto più antichi della Bibbia o dello stesso popolo ebraico. Quindi ho mostrato un duplice errore commesso da Biglino: uno che non è vero che il concetto di divinità sarebbe stato introdotto dai teologi solo successivamente e soprattutto che non è vero che nessuno sa cosa significhi. Lo si sa eccome, ma è una spiegazione troppo scomoda alla teoria paleoastronautica, per cui conviene mentire e negare l’evidenza.

Ma al di là dei singoli termini, ho dimostrato che i suoi metodi sono fallaci e per nulla obiettivi. Ho mostrato, ad esempio, come usi la polisemia solo quando gli fa comodo. Ho pure mostrato che ha detto cose non vere sull’identità del presunto “dott.” Cianti. Ho mostrato che inventa le traduzioni, mente sul significato dei termini (v. punto successivo), usa i suoi “metodi” solo quando gli conviene, mente sull’identità delle fonti che cita… Ho anche mostrato che il “fare finta che” è un ridicolo pretesto per poter dire impunemente quello che gli pare (v. punto 24). Di cos’altro si ha bisogno per dimostrare che si sbaglia?

Inoltre, c’è poco da smontare se uno non porta nessuna prova concreta e tutto ciò che fa è fare finta. Un’affermazione senza prove si smonta già da sola. Se poi, come se non bastasse, ci sono anche le prove che dimostrano che quanto sostiene è falso, ma queste vengono sistematicamente ignorate, allora affermare che non abbia dimostrato nulla può vuol dire che si preferisce non correre il rischio di mettersi in discussione.

21. “Ma ‘olam non significa ‘eternità’, elohim non vuol dire ‘dio'”, ecc.

È un dato di fatto che i dizionari dicono il contrario. Non sono mie opinioni.

Olam
Dal dizionario Jastrow. La sigla “b.h.” sta per “Biblical Hebrew”.
Olam - Clines
Dal Clines Dictionary of Classical Hebrew

L’assurdità di questa obiezione sta nel fatto che per ben due video ho più volte ripetuto che soffermarsi sui singoli termini lascia il tempo che trova e che quello che conta è sottolineare la mancanza di metodo.

Eppure, nonostante l’abbia detto e ripetuto, mi si continua a fare obiezioni sui termini quali ‘olam, ignorando il fatto che esiste anche il suo sinonimo neṣaḥ, che vuol dire pure “eternità”. Curiosamente, su questo tutti, a partire da Biglino, finora hanno sempre glissato.

Ho anche spiegato più e più volte che è una questione di metodologia e di coerenza: non si può allo stesso tempo dire che l’ebraico è così polisemico da far diventare ruaḥ come “mezzo volante” e poi negare in modo categorico che “lungo tempo indefinito” possa significare anche “eternità”. Che serietà è quella di usare la polisemia solo quando fa comodo? Non è questione di vocabolari, è questione di coerenza, è questione di metodo, e per capire ciò non ci vuole una laurea.

Inoltre, non è affatto vero che elohim non significhi “dio”, perché la radice ‘l col significato di “divinità” è attestata anche in altre lingue semitiche, di cui alcune sono molto più antiche dell’ebraico. Come ha dimostrato uno studio sistematico sulle lingue semitiche, vi sono numerosi testi scritti in lingue quali il fenicio e l’accadico, in cui l’equivalente di elohim, cioè ilanu, indica il plurale di “divinità”, è attestato anche per divinità singole (Joel S. Burnett, A Reassessment of Biblical Elohim, Atlanta 1999).

Quindi l’ipotesi per cui il plurale elohim indicherebbe sempre una pluralità  di individui e che dei fantomatici teologi ebrei avrebbero maldestramente cambiato i verbi al singolare, dimenticandosi sbadatamente di cambiare elohim al singolare, si mostra in tutta la sua assurdità. Così come il sostenere che il significato di “divinità” sarebbe stato inventato dai presunti teologi ebrei per nascondere l’esistenza di presunti alieni vuol dire ignorare (forse volutamente) dei dati di fatto incontrovertibili che in realtà mostrano l’esatto contrario, cioè che la radice da cui derivano ilanu, el e da cui deriva anche l’arabo Allah, è ben attestata col significato di “divinità”, come ho già detto. Che nessuno sa cosa significhi elohim è quindi semplicemente una falsità, secondo me creata ad arte in modo da legittimare la propria interpretazione di quel termine come “alieni”.

Elohim_Evid
Ora chi lo dice agli autori del dizionario, F. Brown, S. Driver e C. Briggs, che si sbagliano e che ha ragione uno che di ebraico ha preso solo 20-25 lezioni e poi ha proseguito da autodidatta e che in una breve frase (peraltro copiata!) fa una media di un errore ogni quattro parole (v. punto 13)?

22. “Dici le stesse cose che dice Biglino”

Questa è per me l’obiezione più incomprensibile di tutte. Se dico che si inventa le traduzioni e il modo in cui arriva alle conclusioni è del tutto parziale e campato in aria, come si fa a dire che dico le stesse cose? Se dico che la Bibbia non può essere usata come fonte storica e lui dice il contrario, se dico che “elohim” vuol dire “dio”, che “‘olam” vuol dire “eternità”, ecc. ecc., come si fa a dire che diciamo le stesse cose? Forse l’unica cosa su cui c’è una certa convergenza è il non affidarsi all’interpretazione teologica, ma per me quella paleoastronautica è molto simile a quella della teologia e che il fatto che non vi sia il Dio della teologia cristiana è vero solo in parte. Quindi siamo su posizioni diametralmente opposte praticamente su tutto e, su quelle cose in cui non siamo in totale disaccordo, comunque siamo in accordo solo parziale.  Ma da lì a dire che dico le stesse cose che dice Biglino è veramente assurdo.

23. “Non hai letto, non hai visto, non hai capito quello che dice Biglino”

Dato che di solito quelli che fanno quest’obiezione non aggiungono altro, rigiro l’obiezione: non hai letto, non hai visto o non hai capito le mie critiche. Nel corso dei dibattiti, mi sono accorto che la cosa che più di tutte smonta le “teorie” di Biglino è l’obiezione alla metodologia usata. Come ho detto alla fine del mio video, alla fine a me non interessa se si parli di alieni, Dio, elfi o draghi. Non mi interessano le conclusioni, ma come si arriva a quelle conclusioni. Se ci si arriva facendo salti, decontestualizzando a piacere, interpretando alla lettera solo quando fa comodo, inventandosi le traduzioni e ignorando i dati di fatto scomodi, allora quella teoria non è valida in partenza, al di là che parli di alieni, Dio, elfi o draghi. Questa è evidentemente la parte più difficile da capire del mio discorso e quelli che fanno quest’obiezione sono quindi i primi a non aver capito il senso di quello che dico. Senza contare che spesso poi mi sono trovato a saperne più io delle teorie di Biglino che non i suoi fan stessi che lo difendono (per cui v. punti 1, 2, 8, ecc.).

24. “Il ‘fare finta che’ è solo un’ipotesi”

Più che un’ipotesi, è un pretesto.

Parte dal presupposto che non sappiamo chi ha scritto i testi, e quindi non resta che fare finta che quello che dicono sia vero. Il che è un ragionamento sbagliato, che per giunta si basa su premesse false. Infatti anche se non sappiamo nome e cognome, ciò non impedisce di studiare il testo criticamente e collocarlo nel suo contesto storico, in base al contenuto stesso. Tra l’altro, proprio perché non sappiamo nome e cognome degli autori e quindi non abbiamo nessuna garanzia di affidabilità, a maggior ragione la cosa più prudente da fare è non credere automaticamente a ciò che c’è scritto. Vi possono essere diverse ragioni per cui un testo è stato scritto e non c’è niente di più probabile che in diversi punti vi siano contenuti intenti propagandistici di una casta sacerdotale.

Tra l’altro, lo stesso Biglino sostiene che la Bibbia sarebbe stata pesantemente manipolata dai sacerdoti e dai teologi, quindi a maggior ragione, prenderla alla lettera è l’utima cosa che si dovrebbe fare. Quindi tutta la sua operazione non ha assolutamente senso da un punto di vista puramente logico.

Inoltre, se su questa ipotesi si basano ulteriori ipotesi, allora si entra nel campo della fantasia pura, perché le ipotesi vanno basate tutt’al più sui dati concreti. Un’ipotesi dev’essere tutt’al più un punto di arrivo, non un punto di partenza per altre ipotesi ancora, all’infinito, perché se no questo non è più fare ricerca ma crearsi un mondo immaginario. Ecco perché la paleoastronautica non è considerata nel mondo accademico: perché è un’ipotesi su cui poi ne vengono costruite altre, finendo per non distinguere più la realtà dalla fantasia.

Senza contare che Biglino evita accuratamente di citare punti imbarazzanti per la sua interpretazione, quali quelli in cui YHWH dice chiaramente di aver creato il mondo (cap. 38 del libro di Giobbe), in cui un’asina parla (libro dei Numeri, cap. 22) o anche quando nella Genesi stessa il serpente parla. In quest’ultimo caso, Biglino sostiene che il serpente sarebbe in realtà uno scienziato alieno e che la mela indicherebbe la sessualità, mandando quindi all’aria tutti i suoi propositi di lettura letterale. Stranamente, pochi si sono accorti di questa contraddizione.

Per di più, c’è anche la risposta che ha dato a Dario Bressanini, quando quest’ultimo lo ha rimproverato di non aver capito niente del suo articolo: «in quel momento c’era chi faceva quelle cose lì», dice Biglino, riferendosi ai presunti esperimenti di genetica sul grano. Il problema è che nella Bibbia non c’è nessun passo, neanche interpretato col “fare finta che”, che racconti della creazione del grano tramite l’unione tra due specie. Quindi, alla fine, il “fare finta che” è usato come pretesto per dire quello che si vuole, quasi come una scorciatoia per evitare di argomentare. Anche perché può sempre usare la scusa che, alla fine, sta facendo solo finta, no?

In altre parole, no, il “fare finta che” non è una semplice ipotesi. È un modo fallace di procedere, basato su premesse sbagliate e su conclusioni altrettanto sbagliate, che è usato solo nei punti in cui fa comodo e non usato nei punti scomodi. Nonostante sia da scartare proprio in base a quanto appena detto, questa ipotesi è usata come base per altre ipotesi (ammettendo quindi implicitamente che non si sta facendo finta, per cui v. punto 1) o addirittura per implicare cose a cui la Bibbia non accena neanche, quale ad esempio la presunta creazione del grano.

Infine, l’efficacia di questo “fare finta che” non solo non è stata dimostrata, ma anzi si può facilmente mostrare come, applicata a qualsiasi altro testo, produca risultati assurdi. Il “fare finta che” è quindi un modo di procedere del tutto inaffidabile.

Questo, secondo me, da solo basterebbe a demolire dalle fondamente tutto l’impianto teorico bigliniano, al di là delle traduzioni dei singoli termini e al di là di ogni questione ideologica.

25. “Sei solo invidioso”

Intanto, chi fa quest’obiezione evidentemente non ha voluto ascoltare le diverse dimostrazioni e le numerose argomentazioni che espongo in questo blog e nei miei video. Inoltre, questo tipo di commenti lascia pensare che chi li fa non sia in grado di concepire che le motivazioni che spingono una persona possano anche essere diverse da bassi sentimenti di questo tipo.

Detto ciò, non penso di aver nulla da invidiare, anche perché le mie ricerche sono pubbliche (e, nel caso degli articoli, pubblicate gratuitamente) e sono sottoposte a revisione paritaria e sono citate da altri studiosi del mestiere. Tengo conferenze in Italia e all’estero, in cui può esserci sempre qualcuno che ne sa più di me e che quindi può farmi notare eventuali errori. Avere l’approvazione (ed essere citato) dagli addetti ai lavori vuol dire aver davvero contribuito all’avanzamento della ricerca in quel determinato campo, che è la soddisfazione massima che un ricercatore possa avere. Per contro, troverei degradante spacciare delle proprie fantasie basate su decontestualizzazioni come ricerca di chissà quale livello, approfittando di un pubblico di non addetti ai lavori che quindi non è in grado di giudicare la validità di quanto si sta esponendo.

Ma poi, se veramente fossi invidioso o in cerca di visibilità, non ci metterei nulla a prendere in giro il pubblico scrivendo qualsiasi idiozia che mi venisse in mente, sfruttando la popolarità di certi temi e la credulità altrui. Se veramente volessi fare soldi, scriverei di paleoastronautica e non sulla (o contro la) paleoastronautica. E no, non perderei nessun posto (che non ho). Quindi non avrei veramente nulla da perdere, ma solo da guadagnare, in termini di soldi e visibilità.

Chi fa questa obiezione evidentemente pensa che i soldi e la fama siano l’unica motivazione che possa spingere una persona a scrivere, quando invece ho già specificato perché ho deciso di fare divulgazione.

26. “Questa è la tua versione. Nessuno ha la verità”

Ci sono versioni più aderenti ai fatti e altre che li ignorano. Una versione più aderente alla realtà è più obiettiva di una che vi aderisce poco. Ho spiegato in lungo e in largo che il difetto più grave di tutta la paleoastronautica è quello di ignorare i dati scomodi e di distorcere quelli che potrebbero sembrare a favore. Evidentemente chi fa questo tipo di obiezione non ha colto la questione metodologica di fondo: che gli autori di paleoastronautica che ho letto, incluso Biglino, non sembrano preoccuparsi di cercare la verità oggettiva, ma preferiscono crearsene una loro e venderla al pubblico. Ho anche scritto in maiuscolo in descrizione che non entro proprio nel merito dell’eventuale esistenza di Dio o degli alieni, quindi non sto affatto proponendo una “mia” versione.

4 risposte a "Discutere di paleoastronautica su Internet (parte seconda)"

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  1. Salve, ecco finalmente una vera analisi analitica di ciò che dice Biglino. Io l’ho seguito per un pò, poi notai anche io delle discordanze. Ad esempio cita Pettinato, uno dei più grandi studiosi italiani della civiltà Sumera e dice Biglino che suddetta civiltà sia nata dal nulla, quando è lo stesso Pettinato ad analizzare le varie fasi storiche dell’evoluzione di questa civiltà. Prendendo in esame l’evoluzione dei materiali ceramici, le tecnologie edili e altri fattori. Concordo nel dire che Biglino citi studiosi che spesso dicono tutto il contrario di quello che afferma lui

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