Il coraggio delle polemiche a distanza (seconda parte)

Nella prima parte, ho trattato il modo in cui alcuni sostenitori di teorie pseudostoriche hanno evitato sistematicamente un confronto faccia a faccia. Costoro sono co-autori di un libro, edito da Mondadori, insieme all’autore di paleoastronautica Mauro Biglino.

D’altronde, lo stesso autore piemontese ha dimostrato di tenere un comportamento poco corretto metodologicamente e poco onesto intellettualmente nei confronti di chi contesta le sue affermazioni.

L’esempio più eclatante è stato con lo scienziato Dario Bressanini, chimico e divulgatore. Biglino ha usato un ormai noto articolo dello scienziato in cui quest’ultimo dice che sono ritenute “impossibili” e “contro natura” (rigorosamente tra virgolette) certe mutazioni spontanee avvenute nel grano duro in epoca preistorica. Dal contesto si evince chiaramente che l’autore usa quei termini mentre sta riportando il punto di vista di coloro che ritengono non naturale tale mutazione, punto di vista che non condivide affatto, come si evince continuando a leggere l’articolo. Infatti nel prosieguo l’autore mostra chiaramente di ritenere quelle mutazioni del tutto naturali, cosa ribadita e spiegata in dettaglio in un altro suo video, che esordisce con: «poche cose mi fanno arrabbiare come quando viene usato quello che dico per farmi dire cose che non ho detto».

Con quelle parole si riferisce esplicitamente a Biglino che mostra di aver ignorato del tutto le virgolette attorno alla parola “impossibili” e che è andato in giro per molto tempo a citare l’articolo di Bressanini come prova del fatto che quelle mutazioni sarebbero ritenute impossibili dagli scienziati. Decontestualizzando il termine “impossibili”, cioè ignorando che è scritto tra virgolette e che nel contesto si fa riferimento a chi pensa che siano tali e che non è la posizione sostenuta dall’autore, Biglino ha praticamente fatto dire a Bressanini l’esatto contrario di quello che intendeva dire. Gli ha, cioè, attribuito posizioni del tutto opposte a quelle che sostiene, e che anzi erano proprio quelle che il resto dell’articolo voleva smontare.

D’altronde, sembra che quella di far dire a un autore il contrario di quello che dice in realtà ce l’abbia per abitudine (si veda in particolare questo punto) e peraltro è ciò che dimostrano di aver fatto anche i suoi due co-autori menzionati nel mio articolo precedente.

Quando Bressanini ha fatto notare che Biglino non ha capito il suo articolo, l’autore piemontese non ha risposto quello che ci si aspetterebbe se mettesse in pratica l’onestà intellettuale di cui ha fatto ormai un vuoto slogan. Infatti, un comportamento intellettualmente onesto degno di questo nome sarebbe stato il rispondere: «ah, va bene, se lo dice l’autore stesso che ho capito male il suo articolo, allora evidentemente avrò capito male io». Invece no, non ha fatto niente del genere, anzi ha fatto anche carte false per far credere al proprio pubblico che ha ragione lui. In una conferenza tenutasi a Genova, ha dichiarato che a dare ragione a lui, e quindi torto a Bressanini, oltre ad alcuni genetisti che gli avrebbero scritto in privato, è un tale dott. Cianti, ricercatore presso un centro di ricerca noto come “European Food and Health Interdisciplinary Center”. Stando all’autore piemontese, questo presunto ricercatore avrebbe detto le stesse cose che dice lui, ma non sarebbe stato attaccato come invece hanno attaccato lui. Peccato, però, che un attimo prima abbia detto che quel documento non era pubblico e che gli era stato inviato in forma privata! Quindi uno non avrebbe potuto attaccare il “dott.” Cianti neanche se avesse voluto! Questo è indicativo di come la ricerca del consenso del pubblico abbia la priorità sulla logica e la validità delle proprie affermazioni.

Intanto lo scrittore non dice chi sarebbero questi presunti genetisti che confermerebbero in privato quanto dice lui e che non pubblicano i loro studi ma glieli mandano via email, ma lo scandalo più clamoroso è quello scovato da Manuel Ceccarelli, sumerologo e autore del primo studio accademico sul fenomeno Biglino. Il ricercatore ha dimostrato che questo fantomatico European Food and Health Interdisciplinary Center non appare sui motori di ricerca se non associato sempre e solo allo stesso Cianti e risulta un centro autofinanziato. Come se non bastasse, quello che Biglino presenta come “dott.” Cianti è in realtà una persona che si vanta di aver lasciato la scuola a otto anni, il che è una scelta di vita che non discuto affatto, ma che certamente non garantisce il titolo di “dottore”.

Tutto ciò fa sorgere diverse domande: come mai Biglino ha omesso di dire chi era in realtà Cianti e l’ha spacciato per ciò che non è? Possibile che Biglino non sapesse chi è? Ma allora cita a sproposito studi senza conoscerne la provenienza e l’attendibilità, solo perché gli dànno ragione? Perché, sempre in quello spezzone, dà dell'”accademico” a un oculista con la passione per l’egittologia? Chi sarebbero questo presunti genetisti che darebbero ragione a lui e torto a Bressanini? Perché costoro, invece di pubblicare le loro ricerche come fanno tutti, le mandano via email a lui?

Ma soprattutto, in tutto ciò, è in buona fede? O forse non si rende conto dell’assurdità di tutto ciò? Probabilmente mi sbaglierò, ma non vedo alternativa e francamente non so quale delle due sia da preferire.

Tornando alla questione del termine “impossibile” tra virgolette, visto che Biglino fa dire a Bressanini l’esatto contrario di quello che voleva dire, viene anche da chiedersi: Biglino interpreta la Bibbia come interpreta gli articoli di Bressanini? La risposta di un ebraista è: decisamente sì. Se non sa (o non vuole) interpretare correttamente un articolo scritto nella sua lingua madre, con l’autore di quell’articolo che dice chiaramente che non l’ha capito, quanto potrà essere attendibile nell’interpretare testi scritti in una lingua che ha studiato con  20-25 lezioni serali e poi da autodidatta? Che sbagli a pronunciare dei termini ebraici, anche i più basilari quali i pronomi personali, è evidente a chiunque parli ebraico. Che non dimostri di saper usare i metodi filologici e storico-critici neanche in italiano (si veda ad esempio come tratti in modo dozzinale la questione della polisemia del termine italiano “spirito”), è altrettanto evidente a chi con quei metodi ha familiarità. Il problema è che il suo pubblico non è composto da persone che hanno quelle competenze specifiche, mentre invece chi l’ebraico lo conosce non esita a ridicolizzare certe sue uscite.

Il fatto che, in un famoso incontro tenutosi a Milano nel marzo 2016, abbia scelto di confrontarsi con dei teologi, ma non con degli studiosi laici, per me è significativo e sembra confermare ciò che sostengo, cioè che la paleoastronautica usa le stesse modalità della teologia ma non quelle dello studio storico-critico, perché, a differenza di quest’ultimo che è basato sulle prove, si basa su assunti a priori, cioè dei veri e propri dogmi. D’altronde, in quell’incontro con i teologi, che è spesso sbandierato da lui e dai suoi fan come una chissà quale vittoria, non si è entrati minimamente nel merito delle sue teorie, men che meno delle sue traduzioni; inoltre il dibattito era tutto impostato su domande preconfezionate e senza un contraddittorio tra i vari partecipanti. In fin dei conti, quindi, quello tenutosi con i teologi non pu`ò essere definito un confronto degno di questo nome.

D’altronde, è stato invitato più volte a partecipare a un gruppo di discussione tra sostenitori e detrattori della paleoastronautica, frequentato da studiosi laici fra cui il sottoscritto, ma, a quanto mi risulta, ha sempre rifiutato. Di fatto, però, sia lui, sia i due co-autori mostrano di essere al corrente di ciò che si dice nei vari gruppi a tema, come dimostra l’episodio in cui mi hanno tirato in ballo o come dimostra il fatto che Biglino ultimamente ha smesso di dire che il suo metodo sarebbe l’unico onesto intellettualmente, cosa che sosteneva spudoratamente fino a poco fa. Mi piace pensare che abbia letto il mio articolo in cui analizzo le teorie sue e di Sitchin, in cui contesto quella sua affermazione facendo notare che da secoli esiste il metodo storico-critico che, essendo basato su prove concrete e reali, è di gran lunga più affidabile di un disingenuo “fare finta”.

Prima che mi si accusi a mia volta di evitare il confronto, ribadisco che sono stato espulso e bloccato dal gruppo ufficiale di Biglino non appena ho interagito con lui, mentre un altro dei tre autori ha visualizzato i miei messaggi senza rispondere e il terzo mi ha bloccato solo perché ho messo “mi piace” a dei commenti di altre persone che, del tutto indipendentemente dal sottoscritto che non era entrato proprio nella discussione, dicevano che lui decontestualizza e generalizza. Quindi la mia buona volontà di confrontarmi c’è stata, ma a quanto pare non condividiamo tutti lo stesso interesse verso un confronto diretto sul merito delle questioni. Certo, anch’io in quel commento incriminato non ci sono andato leggero e ho anch’io commesso le mie imprecisioni, che ammetto senza problemi, dato che nessuno è perfetto e infallibile.

Tutti sbagliamo, solo che c’è chi lo ammette e chi no, preferendo dare in pasto al proprio pubblico una falsa immagine di assoluta perfezione e infallibilità mascherata da umiltà. Liberissimi di farlo, così come sono liberissimi di lasciar intendere tra le righe (non affermare apertamente, perché quello richiederebbe coraggio) che YHWH sarebbe un alieno in combutta con qualche famiglia ebraica e che avrebbe organizzato lo sterminio del resto degli ebrei, o che nell’ebraismo la pedofilia sarebbe addirittura prescritta come precetto religioso.

Costoro restano liberissimi di mettere in giro certe idee, di cui mi auspico si prendano la responsabilità, e sono liberissimi pure di rispondere pure a questa controreplica. Tanto, se faranno come mi è stato annunciato, immagino che continueranno a mettere in atto il comportamento che hanno usato finora, decontestualizzando, generalizzando e rigirando la frittata e magari millantando studi inesistenti o citandoli facendo dire loro l’esatto contrario di quello che c’è scritto, vantandosi poi di vittorie inesistenti. Auspico solo che il lettore possa discernere serenamente e farsi le proprie idee.

Per quanto mi riguarda, la ricerca storica seria da fare è tantissima ed è molto più grande e interessante per poter perdere tempo con gente che, che lo faccia apposta o no, dimostra di voler capire solo quello che vuole capire e di voler evitare sistematicamente un confronto aperto.

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