Discutere di paleoastronautica su Internet

Discutere

Preambolo

Sempre con lo stesso intento che mi ha spinto ad aprire questo blog, ho bazzicato per vari gruppi e pagine Facebook dedicati alla paleoastronautica. Intanto, nel mio girovagare, ne ho trovato solo uno dedicato al confronto fra sostenitori e detrattori di questa pseudodisciplina, mentre gli altri rientrano nella categoria delle cosiddette “echo chambers”, cioè luoghi virtuali dove ci si riunisce solo per darsi ragione a vicenda, senza un vero e proprio contraddittorio. Data la stessa natura di queste pagine e gruppi, che è quella stessa delle stanze vuote in cui c’è l’eco e ritorna indietro solo quello che si è già detto, i vari tentativi di instaurare un dialogo costruttivo sono ovviamente vani, per cui la scelta migliore mi era sembrata quella di intervenire per lo più nell’unico gruppo dedicato apertamente alla discussione fra i “pro” e i “contro”.

Mi sono accorto ben presto che i casi in cui ho avuto degli scambi di idee costruttivi con i sostenitori della paleoastronautica costituivano, ahimé, l’eccezione, mentre la regola sembrava essere quella di denigrare l’interlocutore che osava non pensare che i testi antichi parlassero di alieni.

Ha senso per uno studioso discutere su Internet?

In circa due anni di dialoghi frequenti su svariati temi riguardanti la storia cosiddetta “di confine”, non ho ancora trovato una sola obiezione fatta nel merito delle questioni da me sollevate. Comunque, quello che ritenevo un gesto di apertura per sfatare il mito del mondo accademico chiuso nella sua torre d’avorio, si è rivelato per lo più una perdita di tempo, come mi era infatti stato già pronosticato da diversi amici professori.

Per uno studioso, a meno che non si armi di una pazienza infinita, risulta quindi estremamente dispersivo e anche controproducente mettersi a discutere con chi pensa di conoscere e capire la materia meglio di quanto non faccia lui e che spesso non esita a ricorrere a mezzucci quali insulti o insinuazioni di bassa lega, quando non a comportamenti al limite della diffamazione.

Attaccamento a idee e concetti pseudostorici

Molto raramente, infatti, ho avuto il piacere di una conversazione serena e mi sono reso conto che gran parte delle persone che sono interessate alla “storia alternativa” raramente lo fa per un sincero interesse di scoprire cosa sia avvenuto davvero in passato. Il più delle volte, non si è spinti dalla mera volontà di conoscere, ma più da un forte desiderio di credere a determinate cose, ad esempio che saremmo stati creati dagli alieni, che Gesù si sarebbe sposato con la Maddalena con cui avrebbe avuto dei figli, che nella preistoria siano esistite civiltà precedenti tecnologicamente avanzate che hanno costruito le piramidi, ecc. ecc.

Per di più, mi è anche capitato di avere a che fare con auto-proclamati esperti, che diffondono a loro volta teorie storiche “alternative”, spesso promuovendo la propria “pet theory”, cioè una teoria, magari di loro invenzione, a cui sono affezionati come ci si affeziona a un animale domestico e su cui non sentono ragioni. Gli episodi più divertenti sono stati quando ho chiesto fonti o riferimenti precisi per certe affermazioni e, invece di fornirmi citazioni dal tale libro o dal tale articolo, in più di un caso mi è stato risposto con fotografie di vari volumi nella loro libreria. Ma non fotografie della pagina o della citazione, no, delle copertine di svariati libri schierati in bella mostra, cioè come a mostrare cosa hanno in libreria e come se questa fosse una garanzia di validità dei loro argomenti. Però un conto è averli comprati i libri, tutt’altro paio di maniche è averli letti, compresi e rielaborati in modo da poter citarne il contenuto in maniera personale.

GrammaticaSopravvalutata
Uno che dice di imparare l’ebraico mentre traduce

Altrettanto curioso è stato trovare ebraisti improvvisati che si atteggiano a superesperti, forse perché sono gli unici della loro cerchia di amici a sapere un po’ di ebraico e quindi tendono a sopravvalutare le proprie competenze (come si dice, in un mondo di ciechi…). Di solito costoro non ammettono mai di sbagliare, sviano continuamente dalle domande precise oppure bloccano direttamente.

Yeshivot
Questo era uno che insisteva a farmi un esame di ebraico. Per la cronaca, non avevo detto di essere laureato in aramaico, ma solo che nel corso di laurea l’avevo studiato.

 

Effatah
Sempre lo stesso espertone di prima, che si vanta di studiare “il semitico” da dieci anni e che non sa riconoscere neanche la radice un verbo banale come “aprire”. Per correttezza devo aggiungere che ho scritto il verbo all’infinito e non all’imperativo.

Alcuni degli interlocutori con cui è stato più bizzarro dialogare sono quelli che fanno affermazioni altisonanti e poi, davanti a domande precise, sviano il discorso e non rispondono mai nel punto. Spesso costoro si rivelano i più insicuri, perché sono quelli che più di altri attaccano sul personale, tacciando l’interlocutore di stupidità o ignoranza.

350 anni
Sempre per la cronaca, i vangeli sono stati redatti tra il I e il II secolo, altro che la metà del IV come sosteneva l’informatico.

Insomma, tutto fuorché argomentare restando sull’argomento di cui si discute.

Perché queste reazioni?

Una questione di identità

Identita

Grossi problemi nascono sempre quando ci si identifica con le proprie idee. Adottare certe idee diventa una questione di identità, per cui pian piano, a leggere libri (quando va bene) o articoli di blog o a seguire video che parlano della storia “che non vogliono farci sapere”, si alimenta sempre di più l’idea di far parte di una ristretta cerchia di persone che sono venute a conoscenza della verità. Ora, poco importa che queste migliaia di video contino anche milioni di visualizzazioni e che quindi la cerchia tanto ristretta forse non lo è; poco importa anche che ciò vuol dire che quindi certe conoscenze tanto segrete non lo sono; quello che importa è la sensazione di sentirsi migliori della massa che sarebbe all’oscuro di certe sconvolgenti rivelazioni, o presunte tali; forse c’è anche, da parte di chi non ha studiato, un certo desiderio di rivalsa verso chi invece lo ha fatto: pensare di saperne di più di un esperto diventa quindi una gratificazione. Gratificazione che, a mio parere, può portare alla dipendenza o quantomeno a un certo attaccamento.

Far sì che da certe credenze dipenda la propria identità, però, ha lo spiacevole effetto collaterale di far perdere di vista la validità di certe convinzioni. Gli argomenti trattati passano così in secondo piano e diventano solo strumenti al servizio della propria immagine di sé, e si confonde continuamente la teoria con chi la sostiene, l’oggetto con il soggetto.

Imbeccille
Sempre per la cronaca, l’idiota del post con la sua innata stupidità, cioè il sottoscritto, era benissimo a conoscenza di quella conferenza, la quale non era esattamente “importantissima” e anzi si è rivelata una mezza farsa (per cui rimando alla fine di questo articolo).

In quest’ottica, chiunque esprima disaccordo verso le proprie idee viene percepito come una minaccia alla propria identità e quindi viene attaccato verbalmente. A maggior ragione, l’esperto di una materia che non è d’accordo col proprio modo di vedere le cose è visto quindi come un nemico che vuole insabbiare la verità. Infatti, una delle obiezioni più ricorrenti, mentre contestavo delle teorie di un noto autore paleoastronautico italiano, era quella che stavo denigrando quest’ultimo attaccandolo sul personale. Questo, secondo me, è indicativo del fatto che si confonde il confutare una teoria con l’attaccare la persona. Proprio per lo stesso motivo, tra l’altro costoro sono poi quelli che con più degli altri procedono ad attaccare con insulti chi percepiscono come una minaccia alla propria visione del mondo.

Ovviamente sto parlando dei casi più estremi, quelli che mi auguro costituiscano una minoranza rumorosa a fronte di una maggioranza silenziosa.

Il nocciolo della questione

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Psicologismi a parte, che rappresentano solo un’opinione del tutto personale senza pretese di oggettività, alla fine tutto si riduce in un certo senso a una diversa percezione della realtà e con ciò intendo che si ha una soglia diversa riguardo a cosa considerare una prova e cosa no.

Chi ha un atteggiamento scettico pretende di avere le prove prima di affermare una cosa, mentre invece chi va dietro a certa letteratura spesso si autogiustifica affermando di essere aperto a tutte le possibilità. Secondo me (e lo dico solo perché sotto sotto è quello che pensavo anch’io quando da ragazzino leggevo certa letteratura), ci si nasconde dietro il “bisogna essere aperti a tutto” per non ammettere di crederci davvero a certe cose. Non si ammetterà mai di credere a qualcosa per scelta, perché in certi ambienti le religioni sono demonizzate e quindi il credere ciecamente a qualcosa è malvisto. Tra l’altro da un lato si accusano gli scettici di abboccare a tutto quello che ci propinerebbero nei libri, in televisione, nei notiziari, mentre dall’altro ci si illude di non farsi abbindolare dal sistema ed essere liberi pensatori che si informano autonomamente. Il problema è che si finisce poi per credere acriticamente alla letteratura “alternativa” senza andare a verificare, cosa che il “libero pensatore” non ammetterà mai neanche a sé stesso e continuerà ad autoconvincersi di essere aperto a tutto. Almeno, questo è quanto passava per la mia testa da ragazzino e ovviamente non ho nessuna garanzia per poter affermare che sia così per tutti.

Tuttavia, in teoria, essere aperti a tutto dovrebbe voler dire anche essere aperti all’eventualità che tutta la letteratura “alternativa” sia fuffa. Questa eventualità, però, non mi pare venga mai presa in considerazione.

In fin dei conti, alla base della differenza fra l’attenersi alla storia cosiddetta “ufficiale” (cioè la storia vera e propria) e quella “alternativa” (cioè la pseudostoria) non c’è una semplice differenza di opinioni, ma entrambe le “fazioni” sono rappresentative di due diversi modi di pensare. Come ho già detto in un post precedente, infatti, la differenza sostanziale fra la storia e la pseudostoria è il metodo con cui si arriva alle conclusioni: se la prima basa esclusivamente le proprie ipotesi a posteriori sulle prove concrete e le dimostrazioni logiche, la seconda si basa sul mettere insieme diversi elementi del tutto eterogenei, in base a un’idea che ci si è fatti a priori, costruendo un’immagine di qualcosa che esiste solo nella mente di chi la crea e di chi ci crede.

In parte come conseguenza di ciò, la grossa differenza sta in cosa considerare una prova e cosa no. Esempio eclatante è la visione del carro contenuta nel libro biblico di Ezechiele: chi considera quel brano come prova di un contatto alieno ignora, deliberatamente o meno, elementi del testo e del contesto che lasciano pensare al fatto che il suo significato sia tutt’altro. Comunque, per non ripetermi, rimando all’articolo appena segnalato, che mostra la differenza di approccio della paleoastronautica rispetto al metodo storico-critico.

Secondo me c’è quindi una certa incomunicabilità di fondo. Il sostenitore di certe teorie etichetta gli scettici come chiusi di mente, non rendendosi conto che lo scettico è aperto a tutto quello che emerge dalle prove. Non credere non vuol dire escludere a priori, ma solo non accogliere un’idea, qualsiasi essa sia, in modo acritico senza prima vagliarla. Usando questo criterio, che a me pare il più oggettivo di tutti, ogni speculazione basata a sua volta su ipotesi, come è il caso della paleoastronautica, sembrerà una fantasia sconnessa dalla realtà. E in effetti la paleoastronautica affonda le sue radici nella fantascienza, da cui attinge continuamente.

È inoltre vero che tutte le teorie “alternative” che ho trovato finora commettono sempre e invariabilmente uno o più errori di metodo. Sono quindi non valide, che è una condizione necessaria prima di essere anche solo valutate se vere o meno.

Qui c’è il nodo di tutta la questione: c’è chi basa le proprie conclusioni su prove concrete, qualsiasi esse siano, e c’è chi invece seleziona solo le prove (o parti di esse) che fanno comodo alla teoria di fondo che si vuole confermare.

La teoria della montagna di… letame

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Photo by Lukas on Pexels.com

In fin dei conti, dopo anni di discussioni per lo più inutili, sono costretto ad arrendermi all’evidenza e rassegnarmi.

Devo arrendermi all’evidenza che, per quanto uno possa impegnarsi a smontare le teorie più strampalate, se ne produrranno almeno dieci volte tanto, come dice una ormai nota teoria, che si può chiamare anche “legge di Brandolini“.

Devo rassegnarmi anche al fatto che non tutti, evidentemente, sono disposti a confrontarsi e ad ascoltare le ragioni altrui. Soprattutto, fra i seguaci di teorie “alternative”, pochissimi sono davvero aperti di mente come affermano, e quindi curiosi di sentire cosa direbbe un accademico su certe questioni. Non parliamo poi degli autori e dei proponenti di certe teorie pseudostoriche, quelli sì che non sentono ragioni e si rivelano chiusi a ogni confronto.

Comunque, anch’io, che scrivo queste cose, non sono da meno, perch´e fatico a mia volta accettare verità per me scomode, nel mio caso che ci sono persone che non cambiano idea neanche davanti alle prove.

Sarcofago
Calco dal sarcofago della Camera del re della Grande Piramide di Giza che mostra i segni dei denti di una sega. Nessun segno di tecnologie avanzate, eppure ciò non impedisce lo stesso a qualcuno di sostenere che la piramide sia opera di alieni o di chissà quali altre civiltà.
Obelisco
Anche l’obelisco incompiuto di Asswan mostra segni di attrezzi primitivi e non di tecnologia avanzata. Questa immagine e la precedente sono fotogrammi dal filmato “Ancient Aliens Debunked

Uno dei casi più eclatanti è stato un tizio che insisteva a dire che le piramidi non erano opera degli egizi. Dopo avergli chiesto per parecchio tempo la prova schiacciante e inequivocabile dell’uso di attrezzi tecnologicamente avanzati, domanda su cui ha sempre glissato, il tizio mi chiese a sua volta le prove dell’uso di strumenti primitivi. Dopo aver mostrato le foto precedenti, nonché un video che mostra come usino tuttora mezzi primitivi per scavare e modellare la stessa pietra, ecco qual è stata la sua risposta:

Testardo1
Notare come eviti ancora una volta di rispondere a una domanda precisa.

Ormai è facile cercare in Rete informazioni diverse e altre opinioni, ma il problema è che non si vuole farlo: si tende a cercare filmati e pagine che sono già in linea con le proprie idee e a riunirsi in luoghi virtuali solo con gente che la pensa allo stesso modo.

Alla fine, mi sono chiesto: chi me lo fa fare? Se uno sceglie coscientemente di credere a certe cose, perché dissuaderlo? La mia risposta a questa domanda è complessa. Intanto è interessante vedere cosa pensano i sostenitori di certe teorie e perché le sostengono. Inoltre, mi piacerebbe che chi le sostiene ammetta di compiere una scelta deliberata a priori, proprio come si fa una scelta di fede, invece di nascondersi dietro un finto alone di oggettività e scientificità. Scientificità che però è solo apparente, dato che non vengono usati metodi seri e che nasconde invece una convinzione a priori di cose non dimostrate. D’altro canto, quello che scrivo è destinato a chi vorrebbe sentire altre opinioni sulle questioni “alternative”, non a chi ritiene di aver trovato una chissà quale verità che, non si sa bene per quale motivo, vorrebbero insabbiare, nonostante circolino liberamente migliaia di libri, siti e filmati a tema.

5 risposte a "Discutere di paleoastronautica su Internet"

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  1. Credo che i suoi colleghi avessero ragione a dirle che il suo lavoro sarebbe stato “inutile” (prenda il mio giudizio con le dovute cautele, ammiro la sua dedizione e preparazione). Sono concorde con il fatto che la presenza dell’Accademia in rete dovrebbe essere più incisiva, ma non per cercare di far “rinsavire” gente come quella con cui ha avuto a che fare. Purtroppo con questi “adepti” non c’è dialogo; hanno la loro verità e quella gli sta bene. Non credo che l’Accademia da sola possa fare molto, perché il problema è sociale e culturale.

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