Discutere di paleoastronautica su Internet (conclusioni)

Cuscito_vs_bigliniani
Meme di Arbìn Mustafi

 

A una persona che chiedeva un confronto tra il sottoscritto e Biglino, un fan di quest’ultimo ha risposto che sarei accanito contro la persona di quest’ultimo, quando invece le mie obiezioni sono sempre state nel merito delle questioni sollevate, come si può vedere nel video stesso e in questo stesso blog. Le volte in cui mi sono rivolto esplicitamente verso delle persone (due co-autori di Biglino e un altro autore di paleoastronautica) l’ho fatto perché hanno cominciato loro a diffamarmi con dei pdf messi in rete in cui mi si attacca sul personale tacciandomi di ignoranza e presunzione.

LoneWolf
Uno che scrive “né” senza accento non è esattamente nella posizione di sentenziare sulla preparazione altrui.

Ma poi questo “qualcuno” non meglio identificato, lungi da essere qualche oscuro mandante (a quanto pare alcuni non possono fare a meno di vedere dappertutto oscuri complotti) non sono altro che amici e conoscenti o anche perfetti sconosciuti che, appena sanno che mi occupo di ebraico, fanno scattare la domanda: «ma che ne pensi di Biglino?». È una cosa che succede continuamente a chiunque si occupi di ebraico, come dice anche Roberto Mercadini all’inizio del suo video su Biglino o come racconta un’altra ebraista all’inizio di un suo articolo.

Oppure un altro, di cui non riporto qui il lungo e noioso scambio di messaggi, sostiene che io sarei sgarbato. Gli ho chiesto diverse volte, in quella e in un’altra conversazione, dov’è che lo sarei stato, portandogli esempi di un tizio che non faceva altro che uscirsene con queste perle, ripetendo sempre lo stesso commento:

Azzali
Devo dare ragione al commentatore arancione. Evidentemente, non interessa nulla dei fatti. Tra l’altro chiamare “papiro” un commento di otto righe la dice lunga su quanto il tizio in questione non sia abituato a leggere testi più lunghi di un SMS.

Questa è la classica situazione, ormai proverbiale, di giocare a scacchi con un piccione. Ho portato delle argomentazioni ben precise e il mio interlocutore non ha fatto altro che fare come il piccione del meme: ha buttato i pezzi per terra ed è andato in giro tronfio dicendo di aver vinto, evitando di entrare nel merito delle questioni che ho sollevato e dicendo pure di avermi “steso”, per usare un eufemismo.

Alla fine, ha pienamente ragione questo commentatore qui:

Viteritti
«Se una scelta è stata fatta seguendo una non-argomentazione e una non-dimostrazione non sarà né un’argomentazione né una dimostrazione a fare cambiare idea»

Se l’avessi letto prima, mi sarei evitato un sacco di sforzi. Ora, comunque, proprio grazie ad essi, posso apprezzare la semplice verità in queste parole.

Ma come si è arrivati a questa situazione?

A questa domanda ho in parte già risposto nella prima parte di questo articolo: si tratta di una questione di identità. Nel momento in cui il lettore comincia a identificarsi con quello che ha capito la verità che vorrebbero nasconderci, allora si crea un attaccamento personale con certe idee e quindi, ogni volta che qualcuno le mette in discussione, reagisce come se si stesse mettendo in discussione la propria identità.

D’altro canto, almeno a partire da Il mattino dei maghi, che è il testo che ha dato un enorme sviluppo alla pseudostoria (inclusa la paleoastronautica) in Europa, sono stati gli stessi pseudostorici che hanno creato e alimentato ad arte un falso dualismo secondo cui le loro teorie sarebbero il risultato di apertura mentale che andrebbe contro la presunta chiusura del mondo accademico.

Come ho mostrato in un precedente articolo, gli autori de Il mattino dei maghi, Louis Pauwels e Jacques Bergier riprendono questo falso dualismo già dall’opera di Charles Fort, una sorta di “catalogatore del mistero” che visse a cavallo tra ‘800 e ‘900. Insomma, è da ben più di un secolo, quindi anche dopo l’Illuminismo, che vi sono persone che sono alla ricerca del mistero a tutti i costi e che propongono una riscrittura della storia in cui compaiono extraterrestri e ogni altro fenomeno che vada al di là della scienza che essi stessi (ma non gli accademici) definiscono “ufficiale”.

Ma, come ho mostrato in un video, non esiste una scienza “ufficiale”! La scienza non è una dottrina calata dall’alto, fissa, immutabile e indiscutibile. Anzi, è vero proprio il contrario! Quelli che non si mettono mai in discussione, sono invece proprio gli “alternativi”, i quali, come si può vedere nella breve storia della paleoastronautica, continuano a rimescolare sempre gli stessi concetti (alcuni dei quali dimostrati proprio sbagliati) ormai da sessant’anni, gridando poi al complotto quando qualcuno osa criticarli anche nel merito.

Quindi, sono gli stessi autori di pseudostoria che si sono succeduti nel corso di diversi decenni ad aver creato e alimentato degli schieramenti fittizi tra scienza “ufficiale” e “alternativa”. Fin dall’inizio, questa contrapposizione è stata inoltre presentata come se si trattasse di uno scontro eroico tra persone dotate di apertura mentale che combattono contro la chiusura e il dogmatismo accademici. Insomma, non potendo addurre prove a sostegno delle loro affermazioni, non hanno fatto altro che calunniare il mondo accademico, presentandolo di fatto come l’opposto di ciò che in realtà è. Spesso, inoltre, gli autori di pseudostoria hanno addirittura insinuato che il mondo accademico sarebbe in realtà al corrente della verità nascosta e che quindi cercherebbe volutamente di insabbiarla.

Tutta la retorica degli pseudostorici è quindi impostata su una dinamica di tipo settario, per cui si crea un’identità fittizia di “ricercatori della verità”, “liberi pensatori”, gente “dalla mente aperta”, che sottintende ovviamente che chi non la pensa così lo fa per chiusura mentale, quando non con l’esplicita intenzione di occultare i fatti reali.

Tutto ciò presenta per il paleoastronautico di turno diversi vantaggi a breve termine:

  1. alimenta l’illusione di sapere di più di un accademico senza dover fare però lo sforzo di studiare davvero;
  2. alimenta il senso di appartenenza in un gruppo di persone che hanno capito la verità e che la difendono contro chi vorrebbe, secondo loro, censurarla;
  3. alimenta il senso di rivalsa verso un presunto sistema oppressivo e opprimente, che è ritenuto la causa di tutti i mali possibili;
  4. liquida qualsiasi argomentazione valida che possa avere l’interlocutore, perché basta etichettarlo come chiuso di mente, quando non indottrinato o, peggio, servo prezzolato del presunto sistema.

In merito al punto 1, gli autori di paleoastronautica, come tutta gli pseudostorici in genere, nonostante adottino la terminologia scientifica o comunque tecnica, non usano tuttavia i metodi scientifici o filologici o storici. In altre parole, la paleoastronautica non si esprime con argomentazioni razionali supportate da prove o comunque da ragionamenti rigorosi come fanno i testi accademici, ma invece usa dei veri e propri slogan a effetto, del tipo: “la Bibbia non parla di Dio”, “gli antichi non raccontavano favole”, e così via (tra l’altro, quest’ultima affermazione è palesemente falsa, dato che abbiamo migliaia di racconti fantastici con esseri mostruosi, terre leggendarie, immortalità, magia, ecc.). Per farla breve: la paleoastronautica non è scienza, ma finge di esserlo. La paleoastronautica, essendo figlia diretta della fantascienza, non vuole riconoscere le proprie radici e vuole prendersi i meriti della scienza, senza però mettersi davvero al lavoro e cercare le prove.

Ragione vs. emozione

Come si può notare dagli esempi qui sopra, ma anche (e soprattutto) da quelli presentati negli articoli precedenti, la paleoastronautica non usa argomentazioni oggettive, cioè non si basa sulle prove, come invece fa la storiografia accademica. I paleoastronautici, anzi, le prove se le inventano di sana pianta, come hanno fatto gli autori de Il mattino dei maghi, ma anche Erik von Däniken e Peter Kolosimo che arrivò a citare racconti di fantascienza come fonti attendibili. Nei tempi più recenti, Sitchin e Biglino hanno proseguito la tradizione di inventarsi le prove, introducendo l’innovazione delle traduzioni estremamente libere, per non dire fantasiose. Sitchin è arrivato a sostenere che la nostra specie sarebbe stata creata per ingegneria genetica, perché un sinonimo del termine “fango” somiglia al termine ebraico per “uovo” e quindi basa tutta la sua argomentazione letteralmente su un “perché non potrebbe essere andata così?”.

La storia, tuttavia, si scrive con le prove, non con i “perché no?” e soprattutto non con dei sinonimi di termini ebraici usati per spiegare un testo sumero di diversi secoli prima.

Quindi a favore della paleoastronautica abbiamo una serie di ipotesi affascinanti, che si basano su immagini e suggestioni (peraltro alimentate da decenni di esposizioni mediatiche continue all’idea degli extraterrestri), che suscitano emozioni e che creano anche un senso di identità e di appartenenza, quando non di vera e propria superiorità.

I testi di paleoastronautica sono inoltre infarciti di aneddoti e di ripetute frecciatine, allusioni, quando non vere e proprie calunnie verso i ricercatori e i professori. Questo contribuisce a creare simpatia verso l’autore e antipatia verso il mondo accademico, che spesso non si conosce affatto e la cui percezione finisce per essere filtrata e distorta dall’ottica di una sterile polemica.

In alcuni casi si assiste poi a quella che sembra una vera e propria manipolazione del proprio pubblico, nel momento in cui l’autore di paleoastronautica di turno sostiene che il proprio metodo sarebbe addirittura l’unico intellettualmente onesto, dando quindi a intendere che tutti gli altri, nessuno escluso, sarebbero disonesti:

Biglino - Intellettualmente onesto
Da un’intervista a Mauro Biglino. Notare il falso dualismo dell’apertura mentale contro il presunto dogmatismo dei propri critici (anche atei), che vengono dipinti in modo caricaturale come “imbestialiti” o come criptocristiani. La denigrazione altrui fa da premessa poi all’autocelebrazione che consiste nell’autoincensarsi come persona serena e comprensiva, in un tono finto paternalistico, mentre si dà per scontato che gli altri si trovino in “oggettive difficoltà”.

Quindi da un lato c’è la presentazione di ipotesi affascinanti, coinvolgenti e facili da comprendere (non ci vuole molto a spiegare tutto con “sono stati gli alieni”), con “argomentazioni” basate sulla spinta alla sensazione (o meglio, al sensazionalismo), sull’uso di slogan a effetto, nonché una vera e propria propaganda che tende a polarizzare le opinioni facendo leva non su prove concrete, ma sull’emotività. Dall’altro lato, invece, ci sono i testi accademici di storia, che presentano prove, freddi ragionamenti e tutt’al più ipotesi basate però sempre sui dati concreti. È chiaro che la realtà non sarà mai simile a un film di fantascienza, proprio perché la fantascienza per sua natura è fatta apposta per distaccarsi dalla realtà.

Credo che alla fine il messaggio più importante che un divulgatore o aspirante tale debba far passare è questo: che se un accademico ha delle certezze, è perché queste vengono dalle prove concrete.

Nel momento in cui non si portano prove, dire “devi aprire la mente” è l’equivalente di dire “devi avere fede”. È un modo come un altro per convincere l’interlocutore senza dover fare la fatica di argomentare.

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