16. “Tu mica hai tradotto la Bibbia per la San Paolo”

Gli studi ebraici sono molto molto vasti, non esiste solo la Bibbia, che peraltro è il libro più tradotto al mondo. Ci sono tantissimi testi ancora inediti e comunque gli interessi di ricerca sulla lingua, la cultura e la storia ebraiche sono virtualmente infiniti, non è detto che uno debba per forza occuparsi di Bibbia o che se non si occupa di Bibbia allora non è nessuno (per cui v. punto 18).

Uno che invece traduce testi inediti in ebraico non vocalizzato e che la lingua la parla si accorge degli errori madornali di pronuncia dell’autore piemontese. Ma di questo ovviamente il fan sfegatato medio non può accorgersi e, nel dubbio, preferisce attaccare.

Stando a questa logica, comunque, chi fa questa obiezione e non sa neanche una parola di ebraico, se fosse coerente con quello che dice, dovrebbe tacere ed evitare di fare questo tipo di attacchi. Soprattutto, se dobbiamo applicare questa logica, per coerenza si dovrebbe dire a Biglino che non può permettersi di voler riscrivere la storia lui il cui titolo di studio più alto è un diploma. Chi viene a farmi questa obiezione, allora per coerenza dovrebbe andare anche sotto i video di Biglino a dirgli che c’è gente, molto più competente di me e di lui, che l’ebraico lo studia da anni e lo parla, magari da madrelingua, che ha lauree e dottorati o che insegna all’università, e che ha studiato anche filologia, linguistica e una marea di altre discipline, che fa conferenze in tutto il mondo e in varie lingue, e che quindi quanto sostengono costoro non può essere sminuito o contestato da uno che ha preso solo 20-25 lezioni di ebraico a cinquant’anni.

Ma la questione è che a me non interessa attaccare la persona (v. punto 14), né fare una gara di titoli, perché sarebbe impietoso nei suoi confronti. Come ho già detto (v. punto 3), nella scienza non esiste il principio di autorità.  Potrei essere pure un Pinco Pallino qualunque e lo stesso poter far notare che le sue traduzioni (es. ṣelem = “DNA” o ruaḥ = “mezzo volante”) non esistono nei dizionari, nonché che i suoi metodi sono spesso poco obiettivi e anche poco onesti intellettualmente, nel momento in cui, ad esempio, usa la polisemia solo quando gli fa comodo e smette di usarla quando non gli conviene più. Tutto ciò resta comunque vero, al di là di chi lo dice.

Quindi, se quelli che fanno notare certe incongruenze non hanno lavorato alle edizioni San Paolo come ha fatto lui, ciò non cambia il fatto che usa traduzioni inventate e metodi tendenziosi. Perché di questo si tratta: mostrare i suoi errori, non attaccare la sua persona. Cosa che invece non si può dire di chi cerca di screditare in questa maniera, spostando l’attenzione dagli errori oggettivi dell’autore alla persona di chi lo critica, cercando di sminuirlo con modi di bassa lega.


Torna alla lista delle obiezioni frequenti.

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