Di astrofisici e paleoastronautici

La calura estiva sta rischiando di dare alla testa, e a quanto pare non solo alle persone un po’ più in là con gli anni. Nei giorni scorsi, infatti, diverse persone sembrano essere state colpite da un miraggio (per i più pignoli, come il sottoscritto: so benissimo che i miraggi non sono allucinazioni come si vede nei cartoni animati, ma semplici fenomeni ottici, ma concedetemi questa licenza).

L’allucinazione in questione è quella secondo cui un astrofisico israeliano che lavora a Harvard avallerebbe in qualche modo le teorie paleoastronautiche. Ho già più volte dimostrato, sia su questo stesso blog, sia in video, che, nonostante ne abbia le pretese, la teoria degli antichi astronauti non è neanche lontanamente una scienza, né lo sarà mai, se i suoi autori continueranno a basarsi sulla fede nei testi, anche se la si chiama in un’altra maniera (es. “fare finta che“).

Ecco in dettaglio cosa è successo. L’8 Agosto 2021, sui canali YouTube “ilveromaurobiglino”, di proprietà dell’eponimo scrittore di paleoastronautica, e “Starviews”, di Davide Bolognesi, è stata pubblicata un’intervista con il professor Abraham Loeb, astrofisico israeliano che insegna a Harvard e che è sostenitore dell’ipotesi di un’origine extraterrestre di un oggetto che è stato avvistato nello spazio qualche anno fa.

A livello propagandistico, l’evento è stato presentato come un sereno dialogo in pieno accordo tra due scienziati aperti di mente, i quali sono bersagliati da attacchi personali perché osano parlare di extraterrestri. Ora, non sta a me entrare nel merito delle teorie di Loeb, ma in questo articolo vorrei mostrare come i fatti siano stati presentati in modo a mio avviso molto distorto.

I testi antichi non sono fonti scientifiche. Parola del prof. Loeb.

A giudicare dai commenti sotto i video nei due canali, molta gente ha creduto acriticamente alla propaganda, sostenendo che il professor Loeb e Biglino siano sulla stessa lunghezza d’onda, quando invece Loeb dice esplicitamente che lui non considera scienza le testimonianze altrui, siano esse orali o scritte.

Ha detto esplicitamente che le testimonianze valgono solo nei processi, ma non nella scienza, in cui contano solo le misurazioni fatte con gli strumenti.

E visto che la paleoastronautica non si basa su prove concrete, ma sul “fare finta che” le testimonianze antiche siano affidabili, è stato alquanto surreale vedere il professore demolire alla base tutta la dottrina paleoastronautica, con Biglino e Bolognesi che ridono soddisfatti come se stesse dando loro ragione, quando invece con le sue parole ha di fatto liquidato come non-scienza tutta la fede negli antichi alieni.

Ancora più surreale è leggere i commenti, tra i quali, tranne forse uno o due critici, praticamente nessuno si è accorto di tale stroncatura e anzi parlano entusiasti di questo “endorsement” da parte dell’astrofisico, che invece ha fatto del sottile sarcasmo che evidentemente non è stato colto dai più.


Accademia, sì o no?

Si può discutere su quanto sia davvero un beneficio per il pubblico anglofono leggere certi sproloqui. Il beneficio mi sembra tutto dell’autore.

Uno dei protagonisti (se non proprio il promotore, a quanto mi pare di capire) di quella che a me pare un’operazione di marketing a tutti gli effetti è Davide Bolognesi. Il dott. Bolognesi aveva già intervistato in precedenza Mauro Biglino, chiamandolo peraltro più volte “professore”, nonostante quest’ultimo sia in possesso tutt’al più di un diploma al classico, come dichiarato da lui stesso in un’intervista al CESNUR.

Biglino non solo non si scomoda per correggerlo (non l’ho mai sentito dire “non sono professore”), ma ricambia il favore presentandolo come “Ph.D. presso la stessa università”, facendo quindi credere che Bolognesi sia ancora afferente alla Columbia University. D’altronde, in precedenza ha anche presentato come “dottore” e ricercatore di un centro di ricerca inesistente uno che si vanta di aver lasciato la scuola a otto anni, quindi evidentemente per Biglino e i suoi seguaci i titoli accademici si possono regalare a chi ti sta simpatico.

Tornando a Bolognesi, dal suo curriculum pubblicato su LinkedIn, si evince che ha concluso il suo dottorato presso la Columbia University nell’ormai lontano 2012. Risulta anche che ha pubblicato solo tre articoli accademici, di cui l’ultimo nel 2010, e che nel 2014 è tornato in Italia, dove, dopo altri lavori, si è dedicato al marketing fino al Settembre 2020. Nel Dicembre 2020 appare sul suo canale YouTube e sul suo blog personale (cioè sulla “piattaforma della Columbia”) la sua intervista a Mauro Biglino. Quindi, il percorso mi sembra lineare: ha lasciato il mondo accademico da ormai quasi un decennio per finire col dedicarsi al marketing. Nonostante ciò, come si è visto, è stato fatto intendere tra le righe che Bolognesi sia ancora un accademico. Per contro, il dott. Bolognesi non solo ha fatto passare Biglino per “professore”, ma per di più ha giustificato l’uso di questo appellativo con una vera e propria arrampicata sugli specchi (con avvitamento, nel momento in cui accusa l’interlocutore di fare lo stesso), come si vede in questa immagine.

“Insegnare” vuol dire “trasmettere ciò che si sa già”. “Comunicare le proprie opinioni usando un’autorevolezza non meritata” si chiama “indottrinare”. Strano che un laureato in lettere usi l’italiano così a sproposito. Sorge quasi il dubbio che sia in malafede.

Con gli amici di WannaBeBuddha abbiamo commentato questo atteggiamento che abbiamo trovato poco corretto. Forse il dott. Bolognesi avrà visto il nostro video, perché questa volta non ha più presentato Biglino come “professor”, ma come “scholar”, che comunque mantiene sempre una certa connotazione accademica, anche se non altrettanto forte di “professor”. Lui d’altro canto è stato presentato questa volta come “Alumnus” della Columbia University, che tecnicamente è corretto, ma mi chiedo quanti, al di fuori del mondo accademico, sappiano che “Alumnus” di un’università vuol dire semplicemente “uno che ha studiato lì” e basta. Ancora una volta, ci si muove su un terreno ambiguo, citando a sproposito un’università che si è lasciata quasi un decennio fa, che viene ancora una volta strumentalizzata per dare un’aria di “accademicità” alla fede negli antichi alieni.

A proposito di ambiguità, nel canale YouTube del dott. Bolognesi, Starviews, vi sono diversi video che parlano di extraterrestri, nonché di critica biblica, oltre ovviamente a due video in cui appare Mauro Biglino. Come si vede nell’immagine qui sopra, però, il dott. Bolognesi si dichiara non sostenitore della paleoastronautica. Allora mi chiedo: che senso ha tutto ciò che sta pubblicando sul suo canale? Se è vero che non ci crede, allora il suo è solo marketing e basta? Oppure ci crede e ha mentito a Luca di WannaBeBuddha?

Per quanto riguarda Biglino, anche il suo atteggiamento verso l’accademia mi sembra alquanto ambivalente e contraddittorio. Nel video stesso sostiene che alcuni accademici gli darebbero ragione, ma questo è un trucchetto a cui ricorre spesso e che ho già smontato a suo tempo. Infatti è lui a usare le parole di altri accademici, che probabilmente neanche sanno della sua esistenza, riguardo a questioni marginali quali, ad esempio, il significato di un certo termine.

Dire che sia l’accademico a dare ragione a lui lascia intendere che l’accademico avalli la paleoastronautica, quando di fatto io non ho mai sentito nessun ebraista accademico sostenere che la Bibbia non parli di divinità, ma di tecnologie realmente esistite. Anzi, tutti quelli che conosco liquidano la paleoastronautica come un’ideologia quasi-religiosa.

Da parte di Biglino, sarebbe molto più onesto dire “io la vedo come l’accademico Tizio su questa questione” invece di un generico “l‘accademico X mi dà ragione”, non specificando su cosa e lasciando intendere che l’accademico in questione sappia chi sia e che avalli esplicitamente anche la fede negli antichi alieni.

Oltre a questo trucchetto, l’altra furbata è stata quella di capovolgere totalmente l’onere della prova: a un certo punto, nel video con il prof. Loeb, dice che lui nella Bibbia ci vede quelle cose lì e che, se qualcuno non è d’accordo, deve dimostrare che si sbagli.

Da quando esiste la scienza degna di questo nome, invece, è chi fa l’affermazione che deve portare le prove di ciò che dice.

Sostenere che spetti agli altri smentire ciò che a lui sembra così ovvio da non richiedere dimostrazione dà l’impressione che sia così preso nella sua ideologia da dare per scontato che sia come dice lui. Ma che sia ovvio a lui non vuol dire che sia per forza così. Un’uscita del genere mostra anche che ignora totalmente il metodo scientifico.

Il verbo “ignorare” ha due significati. Il primo è: “non conoscere”, come in “il professor Loeb ignora cosa va dicendo Biglino riguardo alla Shoah”. Il secondo è: “sapere dell’esistenza di qualcosa, ma comportarsi come se non ci fosse”, come in “Biglino e Bolognesi ignorano le critiche che vengono mosse loro”. Ora, al di là di come si possa intendere il verbo “ignorare”, mi sento di poter affermare che, stando a ciò che dicono e scrivono, sia Biglino sia Bolognesi sembrano ignorare totalmente il metodo scientifico e quello storico-critico.

Se nel caso di Biglino, che per il primo mezzo secolo della sua vita ha fatto tutt’altro, è facile immaginare che non abbia idea di cosa siano il metodo scientifico e quello storico-critico (ma allora perché pretende di riscrivere la storia?), trovo tuttavia molto molto strano che il dott. Bolognesi, col suo dottorato in materie umanistiche, non conosca il concetto così basilare secondo cui una cosa scritta in un testo, di per sé, non è prova di niente.


Normale marketing o pubblicità ingannevole?

Poiché anch’io sono al momento un ricercatore precario, il dott. Bolognesi ha tutta la mia solidarietà. Non c’è niente di male nel cambiare mestiere, magari perché si è finiti vittima dell’infame meccanismo del publish or perish e trovo più che giusto e sacrosanto cercare di guadagnarsi la pagnotta in altri modi, tra cui il marketing.

Ciò che non giustifico affatto, però, è fare carte false, spacciando per ricerca scientifica ciò che di fatto è letteratura che non è buona neanche come fantascienza, in quanto piena di buchi di trama. Solo per fare due esempi in tal senso: che senso ha manipolare il testo per inserire forzatamente il monoteismo, cambiando i verbi al singolare, salvo poi lasciare “elohim” al plurale? che senso ha ordinare i sacrifici solo perché l’odore ricorda quello delle tute spaziali? Queste assurdità sarebbero ridicole persino se si trovassero in testi dichiaratamente di finzione, figuriamoci quanto facciano ridere quando hanno la pretesa di essere studi seri, anzi “approfonditi”.

Non c’è niente di male nel dedicarsi al marketing, ma spacciare per scienza ciò che non lo è vuol dire fare pubblicità ingannevole e quest’ultima, oltre a essere illegale, non è esattamente qualcosa di eticamente corretto.

Trovo poco corretto coinvolgere il prof. Loeb per parassitare la credibilità accademica di Harvard al fine poter conferire un’aura di scientificità a ciò che di scientifico non ha nulla. Oppure, se si ritiene la paleoastronautica paragonabile a una scienza, allora per coerenza si organizzi un dibattito con accademici che conoscono i vaneggiamenti paleoastronautici e che possono smontarli pezzo per pezzo, invece di dichiarare, come ha fatto Biglino pochi mesi fa, di essere disposti al confronto solo con i religiosi.

Trovo anche un po’ ingenuo (o disingenuo?) gridare al vittimismo e alla censura, quando poi si è i primi a censurare i commenti scomodi, come il dott. Bolognesi ha fatto nei confronti del sottoscritto.

In queste tre immagini si vedono, infatti, nell’ordine: una dichiarazione di Bolognesi contro la censura, un mio commento in risposta nel suo canale e quello che si vede dall’esterno: i miei commenti sul suo canale YouTube li vedo solo io, il che significa che colui che condanna la censura ha censurato la mia voce di dissenso.

Dato che la paleoastronautica non si basa su presupposti scientifici ma fideistici, è un’allucinazione quella di considerarla come una scienza. È un’allucinazione sostenere di trovarsi nella situazione simile a quella di Galileo, quando invece Galileo portava le prove di ciò che diceva e soprattutto quando era proprio chi ha condannato Galileo a fare finta che ciò che c’è scritto nella Bibbia fosse vero!

Quindi per evitare di avere queste allucinazioni dovute forse al caldo, i consigli sono sempre i soliti che si sentono tutti gli anni al telegiornale: mangiare molta frutta, bere molta acqua e non uscire nelle ore più calde.

A questi mi permetto di aggiungerne altri che sono validi per tutte le stagioni: mantenere sempre un certo spirito critico e non farsi prendere da facili entusiasmi, soprattutto nei confronti di chi sta guadagnando qualcosa e che ha già fatto carte false in passato, anche con metodi forse non del tutto trasparenti.


Conclusioni

In conclusione, il video a me sembra a tutti gli effetti un’operazione di marketing in cui è stata sfruttata l’immagine del prof. Loeb per acquisire visibilità nel mondo accademico internazionale. Quello di essere in cerca di visibilità è, guarda un po’, proprio un atteggiamento che Biglino stesso condanna quando parla dei suoi critici, tra i quali c’è anche Roberto Mercadini, che certo non ha bisogno di Biglino per farsi pubblicità.

Questi sono i miei commenti per cui sono stato bloccato dal dott. Bolognesi. Quello della presunta ricerca di visibilità mi sembra solo un pretesto per non rispondere nel merito delle obiezioni sollevate.

Tra l’altro, mi chiedo se il prof. Loeb avrebbe accettato se avesse saputo in dettaglio tutte le “ipotesi” sostenute da Biglino, incluse delle teorie cospirazioniste contro gli ebrei che sembrano tratte, aggiornate, dal libello antisemita noto come Protocolli dei Savi anziani di Sion.

Soprattutto, in questa che a me sembra un’operazione di marketing, si sono lasciate credere diverse cose non vere:

  1. che la paleoastronautica abbia una seppur minima validità scientifica;
  2. che il prof. Loeb sia in qualche modo d’accordo con Biglino;
  3. che la paleoastronautica sia ostracizzata solo in quanto scomoda.

Invece queste sono le cose per come le vedo io (insieme a molti altri accademici):

  1. la paleoastronautica, per come è presentata dai suoi autori e per come è trattata da molti dei suoi sostenitori, assume i metodi e le caratteristiche di un’ideologia quasi-religiosa;
  2. il prof. Loeb ha detto esplicitamente che i testi antichi non sono prove scientifiche, quindi invece che essere d’accordo, ha demolito alla base le premesse su cui si poggia tutta la paleoastronautica;
  3. la paleoastronautica non è considerata scienza perché non si basa sulle prove e perché scarta tutte le prove scomode; in altre parole, la paleoastronautica si confuta da sola perché va contro i dati di fatto (es. le grammatiche e i dizionari di ebraico).

La paleoastronautica non è scomoda, è semplicemente sbagliata nelle premesse e nei metodi. È una fede in cui “parola di Dio” è sostituita da “facciamo finta che” e “devi avere fede” da “devi aprire la mente”. I suoi autori non si prendono la responsabilità dei loro madornali errori, scaricandola sugli scettici che vengono attaccati sul personale con accuse gratuite di chiusura mentale e dogmatismo, quando invece l’unica apertura mentale che conta è l’essere disposti ad accettare tutto quello che ti dicono le evidenze, anche e soprattutto quando vanno contro a ciò che ci si era immaginato.

Ancora una volta, per provare a dare un minimo di credibilità alla paleoastronautica si deve ricorrere a mezzi che trovo poco onesti, trasparenti e lineari, tra i quali parassitare la credibilità dell’accademia e la visibilità di uno studioso di fama internazionale per poter vendere dei prodotti editoriali che di scientifico hanno solo la pretesa, non il procedimento.

Insomma, ci si inventa ogni stratagemma pur di non portare prove che, insieme a un metodo rigoroso, sono tutto ciò che conta nella scienza. Ma d’altronde, forse, per chi ha coinvolto il prof. Loeb in questo spot pubblicitario la priorità potrebbe non essere la scienza, ma il marketing.

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