È un dato di fatto che i dizionari dicono il contrario. Non sono mie opinioni.



L’assurdità di questa obiezione sta nel fatto che per ben due video ho più volte ripetuto che soffermarsi sui singoli termini lascia il tempo che trova e che quello che conta è sottolineare la mancanza di metodo.
Eppure, nonostante l’abbia detto e ripetuto, mi si continua a fare obiezioni sui termini quali ‘olam, ignorando il fatto che esiste anche il suo sinonimo neṣaḥ, che vuol dire pure “eternità”. Curiosamente, su questo tutti, a partire da Biglino, finora hanno sempre glissato.
Ho anche spiegato più e più volte che è una questione di metodologia e di coerenza: non si può allo stesso tempo dire che l’ebraico è così polisemico da far diventare ruaḥ come “mezzo volante” e poi negare in modo categorico che “lungo tempo indefinito” possa significare anche “eternità”. Che serietà è quella di usare la polisemia solo quando fa comodo? Non è questione di vocabolari, è questione di coerenza, è questione di metodo, e per capire ciò non ci vuole una laurea. Stranamente nessuno dei difensori di Biglino mi ha mai saputo rispondere su questa questione.
In ogni caso, che non esista il concetto di eternità nella Bibbia è una menzogna contraddetta dai dizionari e dalle grammatiche, non certo dall’opinione mia o di chicchessia.
Inoltre, non è affatto vero che elohim (אֱלֹהִים) non significhi “dio”, perché la radice ‘l col significato di “divinità” è attestata anche in altre lingue semitiche, di cui alcune sono molto più antiche dell’ebraico. Come ha dimostrato uno studio sistematico sull’uso del termine nelle lingue semitiche (Joel S. Burnett, A Reassessment of Biblical Elohim, Atlanta 1999), vi sono numerosi testi scritti in lingue quali il fenicio e l’accadico, in cui l’equivalente di elohim, cioè ilanu, indica il plurale di “divinità” ed è attestato anche per divinità singole già nel XIV secolo a.C., cioè quasi un millennio prima della redazione della Bibbia! Era quindi usato anche in contesti evidentemente politeisti, per cui sostenere che una lettura al singolare del termine elohim col significato di “dio” sarebbe una forzatura per introdurre il monoteismo risulta contraddetta da dati di fatto.
Quindi l’ipotesi per cui il plurale elohim indicherebbe sempre una pluralità di individui e che dei fantomatici teologi ebrei avrebbero maldestramente cambiato i verbi al singolare, dimenticandosi sbadatamente di cambiare elohim al singolare, si mostra in tutta la sua assurdità. Così come il sostenere che il significato di “divinità” sarebbe stato inventato dai presunti teologi ebrei per nascondere l’esistenza di presunti alieni vuol dire ignorare (forse volutamente) dei dati di fatto incontrovertibili che in realtà mostrano l’esatto contrario, cioè che la radice da cui derivano ilanu, el e da cui deriva anche l’arabo Allah, è ben attestata col significato di “divinità”, come ho già detto.
Che nessuno saprebbe cosa significhi elohim è quindi semplicemente una menzogna spudorata, secondo me creata ad arte in modo da legittimare la propria interpretazione soggettiva e personale (e magari anche interessata) di quel termine come “alieni”.

Riguarda il termine ebraico “olam” la cosa divertente è che è lo stesso Biglino a tradurlo “per sempre” smenendo quindi se stesso:
«La malvagità, la cupidigia e l’orgoglio si impossessano di questo personaggio che si trova in una posizione privilegiata – come quella del Cherubino posto in Eden (versetto 13) – e la punizione diviene inevitabile. Ma la punizione consiste nel suo annientamento totale e non nella cacciata in un ipotetico mondo degli inferi. Affermano infatti i versetti 18 e 19 che lo ha «reso cenere» e:
e-non-tu(sarai) fino-a-sempre [olam] – Ezechiele 28:19
«Non esisterai mai più!» gli dice con chiarezza.» – Il Dio Alieno Della Bibbia, p. 238
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Ah ah, grande! Non mi sorprende che si contraddica (lo fa in continuazione), ma questa mi mancava. Grazie.
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