Presentazione

Da ragazzino, a partire dai quindici anni, cominciai ad appassionarmi ai cosiddetti “misteri della storia”, vale a dire una serie di teorie cosiddette “alternative”, riguardanti non solo antiche civiltà (reali come gli Egizi o immaginarie come quella di Atlantide), ma anche periodi e ambiti più recenti (come ad esempio la leggenda del Graal).

Si trattava di un mondo già vasto all’epoca e che da allora è cresciuto esponenzialmente, grazie l’avvento del World Wide Web, che a quei tempi (si parla degli anni ’90) era ancora ai suoi esordi.

Non avendo ancora a disposizione Internet, quindi, le mie fonti erano costituite, oltre che dai libri, anche da riviste del settore che leggevo avidamente, pur mantenendo un certo scetticismo di fondo su alcune questioni per me davvero esagerate, come ad esempio le varie teorie sugli antichi astronauti, secondo cui l’umanità sarebbe stata visitata in passato da esseri provenienti da altri pianeti, i quali avrebbero influenzato le civiltà del passato, quando non addirittura creato la specie dell’Homo Sapiens tramite ingegneria genetica (esointerventismo).

Ogni storia di perdizione e redenzione che si rispetti contempla il toccare il fondo dell’abisso e poi la risalita. Nel mio caso l’occasione si presentò quando mi imbattei in un articolo presso una delle suddette riviste specializzate. In esso, si citava un libro che sosteneva che la Grande Piramide (uno dei grandi amori della pseudoarcheologia) non sarebbe stato altro che un congegno tecnologico il cui motore sarebbe nientepopodimenoché l’Arca dell’Alleanza, la quale, secondo gli autori, andava inserita nel sarcofago di granito presente nella Camera del Re.

Con estremo scetticismo, aprii la Bibbia, presi nota delle misure dell’Arca dell’Alleanza e poi le confrontai con quelle della vasca di granito della Grande Piramide, desunte da un’enciclopedia. Ebbene, non solo le misure non combaciavano affatto, anche tenendo conto dell’eventuale differenza fra cubito egizio e cubito ebraico, ma le proporzioni stesse erano del tutto incompatibili.

L’Arca dell’Alleanza non sarebbe entrata nella vasca di granito neanche a spintoni.

«Se persino io, adolescente o poco più, ci ho messo cinque minuti a fare una verifica che non richiedeva chissà quali testi inaccessibili o ricerche particolari, che faccia tosta hanno avuto questi qua a scriverci un intero libro, senza prendersi la briga di andare a fare una mezza verifica?» mi chiesi, scandalizzato (incidentalmente, uno di questi autori, giornalista, ha trovato fortuna televisiva ed è diventato un po’ il simbolo dei “ricercatori di confine”). A parte l’estrema assurdità dell’idea in sé, non solo ero stupito dal fatto che si potesse fare un’affermazione fantascientifica del genere e spacciarla anche solo come verosimile, ma fui anche colpito dall’estrema superficialità dimostrata da un simile modo di procedere.

Ad ogni modo, fu quello per me il punto di svolta. Diventai sempre più scettico prima nei confronti delle teorie sugli antichi astronauti (su cui conto di scrivere un’intera serie di articoli), ma poi il mio scetticismo si allargò fino a comprendere sempre di più ogni teoria “alternativa”, soprattutto dopo che, diversi anni dopo, decisi di iscrivermi all’università, ed entrai così nel tanto disprezzato (dagli “studiosi di confine”) mondo accademico, che sarà oggetto del prossimo articolo.

Quello che imparai già da ragazzino, comunque, è che il modo migliore per conoscere un argomento è andare per quanto possibile alla fonte e, se nella ricerca accademica si è spinti a farlo, la letteratura pseudostorica tende a citare sempre sé stessa in un circolo vizioso acritico e autoreferenziale.

Quando ero ragazzino, avrei tanto voluto poter parlare con qualcuno “del mestiere”  che mi spiegasse bene come stavano davvero le cose e questo blog è scritto tenendo in mente il tipo di spiegazioni che avrei voluto sentire all’epoca. Così come lo sono ora, anche allora ero convinto che fosse un dovere da parte degli accademici quello di divulgare e mantenere per quanto possibile il dialogo col grande pubblico, soprattutto per gli interessati che per vari motivi non possono perseguire una carriera universitaria. Senza la benché minima pretesa di avere le risposte definitive, vorrei almeno mostrare i criteri per distinguere, fra le innumerevoli risposte che si possono trovare sui libri e su Internet, quelle basate su riscontri reali da quelle inventate.

Per quanto i primi articoli di questo blog tratteranno principalmente di pseudostoria, soprattutto confrontata con quella cosiddetta “ufficiale”, non si parlerà solo di quello, perché a starci dietro “ci si perde il capo”, come mi ha giustamente detto un professore mio amico. Si parlerà di tutto ciò che mi ha incuriosito e che mi incuriosisce, anche di storia vera e propria, che è  già molto affascinante di suo, senza che ci sia bisogno di abbellirla con l’immaginazione.

6 risposte a "Presentazione"

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  1. bell’idea Don Peppe! [pat pat]

    il problema di fondo mi sembra essere che certi individui, nell’intento di perseguire qualche idea che li affascina, rivestono tale idea di velleità scientifiche quando presumibilmente dovrebbe invece essere relegata al dominio della letteratura da intrattenimento. fattore aggravante è che, a dispetto di ciò, riscuotono successo e intraprendono una vera e propria carriera basata su premesse farlocche. ma forse da biasimare per questo non sono tanto tali individui quanto i seguaci che ne decretano il successo.

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    1. Grazie don Franz.

      In effetti si parla di pseudoscienza. A differenza dell’interpretazione religiosa, che perlomeno è più onesta, dichiarando apertamente che sono questioni di fede a cui si può scegliere di credere o meno, quella pseudostorica in genere vuole scimmiottare il metodo scientifico, senza mai usarlo davvero.

      Richard Feynman parla in questo caso di “cargo cult science”, facendo riferimento alla storia dei culti dei cargo, per cui una popolazione di qualche isola dei Mari del Sud si mise a costruire finti aeroporti con finte torri di controllo e ad imitare quelli veri per far sì che gli aerei carichi di beni tornassero ad elargire loro i propri doni.

      Questo episodio è spesso usato dai teorici della paleoastronautica per dire che i nostri antenati si comportarono come queste persone, scambiando velivoli tecnologici e i loro piloti per divinità, ma poi, per ironia della sorte, finiscono loro per comportarsi come questi qua. Secondo Feynman, infatti, anche gli autori di pseudoscienze scimmiottano il metodo scientifico senza però applicarlo davvero: https://en.wikipedia.org/wiki/Cargo_cult_science.

      Inoltre è tipico per loro confondere i generi letterari: come dici tu, dovrebbe essere fantascienza, ma è spacciata per studio scientifico, come loro stessi confondono il racconto di propaganda politico/religiosa per resoconti autentici di fatti reali.

      È su questa ambiguità che giocano e guadagnano.

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      1. non la chiamerei nemmeno da fantascienza a dire il vero. a mio parere la fantascienza deve essere perlomeno plausibile. nel caso di idee svincolate dalle regole della logica parlerei di “fiction” senza l’attributo scientifico. semmai “a sfondo storico”.

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