Il medievista

Una breve cronaca di un amabile scambio di vedute con una persona la cui conoscenza dei metodi della ricerca storica è pari alla sua umiltà e gentilezza d’animo.

Di Sailko – Opera propria, CC BY 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=58892872

Tutto è cominciato con un commento sotto il video sul mio canale, “Il Cristianesimo tra storia e pseudostoria – Col prof. Andrea Nicolotti”, in cui si parlava di Cristianesimo delle origini.

La sezione commenti di quel video è stata di recente impreziosita dall’intervento di un fine medievista, che solo per grande modestia si cela dietro uno pseudonimo, il quale è partito subito a gamba tesa sparando a zero sugli storici, tirando in ballo un argomento, Castel del Monte, che non c’entra niente con l’argomento del video sotto cui stava commentando:

«se approfondiamo sulle prove date per associare castel del monte a federico ii…, allora possiamo credere che la storia è stata scritta a caxxo dagli storici…, e così vale per tutto, non ci nascondiamo dietro al metodo e ai titoli accademici»

Ormai anni di esperienza mi hanno insegnato che con uno che parte già così è del tutto inutile provare a ragionare, e infatti per giorni non ho risposto, finché non ho avuto un momento di debolezza e l’ho fatto, provando a fargli notare diverse incongruenze in due sole righe, ma, come si vedrà, è stato del tutto inutile.


Il raffinato medievista è poi andato a commentare sotto il video che ho dedicato proprio a Castel del Monte e a Federico II e mi ha deliziato con una serie di perle:


Quindi per l’esimio storico, il fatto che a Campobasso vi sia un castello vicino a una chiesa chiamata Santa Maria del Monte è la prova schiacciante che il castello di Campobasso sia il vero Castel del Monte.

Tra l’altro è curiosa anche l’illazione secondo cui ci sarebbe bisogno di inventarsi una connessione con Federico II pur di attirare turisti, come se il luogo non fosse già molto bello e suggestivo di suo, ma d’altronde chi sono io per contraddire un esperto di tale calibro?

Per il gentile signore, invece, Castel del Monte era templare, perché secondo lui lì vicino c’era una chiesa templare (posto che sia vero). Sembra quindi implicare che, se c’era una chiesa templare, allora questo vuol dire che i Templari controllavano tutta l’area e ogni edificio doveva quindi essere per forza ascritto a loro, come se l’imperatore non avesse facoltà di costruire niente di suo. Ah e ovviamente “cistercense” = “templare”. Insomma, tutto è templare e chi non è d’accordo è arrogante.

Una chiesa e monastero di Sancta Maria del Monte nelle vicinanze di Trani sono attestati anche in una lettera di Papa Callisto II del XII secolo, quindi precedente alla costruzione di Castel del Monte:


Lo stesso egregio studioso è ovviamente al corrente dell’esistenza di questa chiesa, anche se mostra di contraddire quanto egli stesso scrive nella frase precedente, cioè che non c’erano chiese dedicate a Santa Maria del Monte vicino al castello.

Si scopre che per lui questa chiesa non conta, perché si trovava nella diocesi di Trani, che è un comune che confina con quello di Andria, dove si trova Castel del Monte. I 50 km che separano Lucera da Campobasso sono per il vero studioso una prova più schiacciante dei 30 che separano Castel del Monte da Trani, e questo senza contare il territorio limitrofo alla città, per cui le distanze si accorciano ulteriormente.

Il grande luminare ha quindi decretato che quando i documenti medioevali parlano di “Castel del Monte” ci si riferisce in realtà al Castello Monforte di Campobasso, di cui peraltro non si hanno notizie prima del XIV secolo. Le prove? Lo ha detto lui e tanto deve bastare a noi poveri ignoranti.

Nella sottile dissertazione dell’insigne studioso leggiamo anche perle quali «l’ottagono è una geometria ecclesiastica soprattutto templare», al che, nella mia ignoranza, ho osato controbattere facendo notare che ottagonale è anche la famosa Cupola della Roccia di Gerusalemme, luogo di culto islamico costruito nel 691, cioè diversi secoli prima che fossero fondati i Templari:


A «la Cupola della Roccia è dei Templari» mi sono arreso davanti a cotanta sapienza e colui, che dall’alto della sua auctoritas non ha fatto altro che dispensare meritati attacchi contro gli accademici, diventa anche permaloso solo per un “a posto così”, essendosi giustamente risentito per la lesa maestà:


La prova che la Cupola della Roccia fosse templare? Semplice, è rappresentata su un sigillo templare!

I templari non potevano aver scelto di rappresentare sul loro sigillo la Cupola della Roccia in quanto simbolo di Gerusalemme, come è largamente attestato storicamente, no, se l’hanno fatto significa che era di loro proprietà.

Quindi, se estendiamo dai sigilli alle monete questa logica stringente di cui non ero a conoscenza, allora scopriamo che basta rappresentare un monumento su una moneta per dimostrare che quel monumento sia stato costruito da chi ha battuto quella moneta.

Stando a questa logica ineccepibile di cui mi ha illuminato il valente esperto, lo stesso Castel del Monte, che è rappresentato sulle monete da un centesimo di Euro, è stato costruito dall’Unione Europea.

Allo stesso modo, poiché il Castello di Monforte è stato raffigurato su una moneta d’argento coniata dalla Zecca di Stato nel 2012, deduciamo che dev’essere stato costruito anch’esso dalla Repubblica Italiana, fondata secoli dopo la costruzione del monumento, così come i Templari nacquero secoli dopo la Cupola della Roccia:


Davanti a questa logica schiacciante, non c’è molto da replicare, ma c’è solo da prendere appunti.

L’insigne studioso fa un gran parlare di logica e di prove, ma ragiona (e scrive) come un libro strappato, però sono gli altri quelli che devono studiare e sono gli altri quelli che non sono disposti a cambiare idea. E se lo dice lui, dev’essere per forza così.

Ora, sarcasmo a parte, si tratta di un film già visto diverse volte, anche con i sostenitori della paleoastronautica: polemica gratuita contro il mondo accademico, ragionamenti fallaci, accusare gli altri dei propri comportamenti, il tutto condito da un’estrema permalosità nonostante si dispensino verso l’interlocutore continui attacchi ad hominem, il più delle volte coraggiosamente nascosti dietro uno pseudonimo.

Tutta questa conversazione fu profetizzata, fin nei più piccoli particolari, quasi quarant’anni fa da Umberto Eco nel suo romanzo Il Pendolo di Foucault:

Il matto lo riconosci subito. È uno stupido che non conosce i trucchi. Lo stupido la sua tesi cerca di dimostrarla, ha una logica sbilenca ma ce l’ha. Il matto invece non si preoccupa di avere una logica, procede per cortocircuiti. Tutto per lui dimostra tutto. Il matto ha un’idea fissa, e tutto quel che trova gli va bene per confermarla. Il matto lo riconosci dalla libertà che si prende nei confronti del dovere di prova, dalla disponibilità a trovare illuminazioni. E le parrà strano, ma il matto prima o poi tira fuori i Templari.

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